Me ne avevano parlato in tanti, colleghi giornalisti ed amici gourmet. Per ragioni varie però, non ero mai riuscito a venirci. In ogni caso, visto che il G.A.F. di Cambiano è stato davvero una sorpresa, voi non tardate troppo. Vi ritroverete in un locale che certo evoca un bistrot: pavimenti in gres porcellanato di grande formato, volte a mattoni e muri intonacati che si intrecciano, pannelli fonoassorbenti che restituiscono comfort senza intervenire sull’identità visiva, tavoli in legno e ferro senza tovaglia ma con sottopiatto e tovagliolo in tessuto suggeriscono un senso di informalità che saprà dare il tono giusto alla vostra serata. Alla sostanziale sobrietà del locale fa infatti quasi da contrappunto un’accoglienza cordiale che, man mano che la cena avanza, assume i toni di una familiarità complice della quale a essere protagonisti sono i piatti che, arrivando via via dalla cucina, riescono ogni volta a sorprendere.
Se la costruzione del piatto punta alla veracità del gusto
Veniamo dunque ai piatti. Con uno sfumato sottofondo musicale firmato Ray Charles, arriva un primo piatto a sorpresa: dei curiosi Plin con soia e parmigiano, splendidamente accompagnati da un calice di morbido e avvolgente Pedro Ximénez, rappresentano uno dei passaggi più riusciti.

Saranno loro a dare il la al seguito della mia cena che continuerà con una raffinata Battuta al coltello con zabaione salato e nocciola

e con l’ottima Insalata di fagianella cui delle giuste erbette imprimono un equilibrato profumo.

Dopo la consapevole battuta di arresto della davvero un po’ trattenuta versione della Soupe à l’oignon,

si torna a volare alto con le eccezionali Fettuccine di grano arso al ragù di lepre, liquirizia e prezzemolo, nelle quali la forza della selvaggina è tale da fare quasi della pasta il suo riuscitissimo supporto.

Condividono una morbidezza estrema e appagante la Guancia di fassona piemontese al barbera e il purè di patate che le fa da contorno.

Chiusura coerente con Bunet e agrumi, dessert equilibrato e ben calibrato nel suo raccordare i diversi ingredienti che lo compongono.

Cucina, servizio, vino: se tutto torna
Il G.A.F., sul suo sito ufficiale, definisce sé stesso come “bistronomia e cocktail d’autore”. I cocktail io però non li ho assaggiati e li lascio a chi ama cenare con questi drink sicuramente eccellenti. Da boomer quale ormai sono, mi sono accontentato (si fa per dire!) dei vini, partendo da una carta che offre l’opportunità di accompagnare il percorso gastronomico con coerenza, privilegiando una selezione non ampia ma mirata e consentendo abbinamenti capaci di valorizzare anch’essi – al pari del servizio e dell’affabilità – i piatti proposti.

Ed è proprio questa continuità tra piatto, sala e atmosfera a rendere quella del G.A.F. un’esperienza da non perdere. Magari superando quell’inutile pigrizia che spesso hanno i torinesi nell’andare a mangiare anche solo a qualche chilometro da Torino.
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G.A.F.
Tipologia locale: bistronomia e cocktail d’autore
Indirizzo: Via Torino, 3 – Cambiano
Telefono: (+39) 333 3549124
Prezzi: Si può scegliere un piatto, due piatti o tre piatti (vedere prezzi sul sito); tre menu: degustazione democristiana (40€); degustazione ghiotta (60€); degustazione contraddizione (90€).
Servizi: dehors estivo; piatti vegetariani (No vegan), animali ammessi, parcheggio.
Ultima visita (cena): marzo 2026
Sensazioni al volo: Accoglienza calda e complice, piatti che sorprendono ad ogni portata e un’atmosfera essenziale capace di rendere ogni dettaglio, dal sottofondo musicale alla mise en place, perfettamente armonico con l’elevata abilità della cucina nell’elaborare proposte capaci di farsi ricordare.













