Confartigianato Imprese Piemonte e CNA Piemonte esprimono forte preoccupazione per il nuovo ricorso presentato da Lindt & Sprüngli contro il percorso di riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta del Gianduiotto. Una vicenda che va ben oltre il piano giuridico e amministrativo e che chiama in causa un tema più profondo: il diritto dei territori a vedere riconosciuta e valorizzata la propria storia produttiva. Il Gianduiotto non è soltanto un prodotto dolciario. È una delle espressioni più autentiche della cultura artigiana piemontese, il risultato di competenze, tradizioni, innovazione e lavoro che nel corso dei decenni hanno contribuito a costruire l’identità del Piemonte e la sua reputazione nel mondo. Le Indicazioni Geografiche esistono proprio per questo: per proteggere il legame tra un prodotto e il territorio che lo ha generato, salvaguardando il patrimonio di conoscenze, professionalità e cultura produttiva che ne costituisce l’essenza.
“Esprimiamo un giudizio di netta contrarietà nei confronti della scelta della Lindt, che, peraltro, dimostra mancanza di rispetto verso le sue stesse radici, dal momento che fu un certo Paolo Caffarelli a fondare uno dei marchi più famosi nella storia del cioccolato, la Caffarel, partendo da un opificio in Borgo San Donato. Il ricorso della Lindt è coerente con una visione mercantilistica globale che dimentica o addirittura calpesta i territori, le radici e le identità. Opporsi alla Lindt non vuol dire opporsi al marchio “Gianduiotto 1865” ma ad una concezione del mondo che, con arroganza, vuole ignorare i saperi artigiani”, dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato imprese Piemonte. "Il Gianduiotto non appartiene a una singola azienda ma alla storia del Piemonte – conferma Giovanni Genovesio, Presidente CNA Piemonte –. Nessuno mette in discussione il ruolo che le grandi imprese hanno avuto nella diffusione e nella valorizzazione commerciale di questo prodotto. Tuttavia il valore del Gianduiotto nasce molto prima e va molto oltre qualsiasi singolo marchio. È il frutto del lavoro di generazioni di artigiani, laboratori, imprese e maestri cioccolatieri che hanno costruito una tradizione riconosciuta in tutto il mondo. Le Indicazioni Geografiche non servono a creare monopoli, ma a riconoscere e tutelare il patrimonio collettivo di un territorio. Difendere il Gianduiotto IGP significa difendere la storia, il lavoro e l’identità produttiva del Piemonte".
Nel dibattito emerso in questi mesi è inoltre necessario evitare semplificazioni che rischiano di snaturare il significato stesso delle Indicazioni Geografiche. Nessuna eccellenza agroalimentare europea può essere definita esclusivamente dall’origine di ogni singolo ingrediente. Se così fosse, gran parte delle produzioni che rappresentano il Made in Italy e le tradizioni alimentari europee non potrebbero esistere. Il cacao del Gianduiotto non cresce in Piemonte, così come il caffè non cresce in Italia. Ciò che rende unico un prodotto non è la provenienza geografica di ogni sua componente, ma il luogo in cui una comunità produttiva ha sviluppato nel tempo una ricetta, una lavorazione, un sapere tecnico e una tradizione riconosciuti dai consumatori. La forza del Gianduiotto risiede proprio in questo: nell’essere diventato un simbolo del Piemonte grazie all’incontro tra l’arte dei maestri cioccolatieri e una delle eccellenze agricole più rappresentative del territorio, la nocciola piemontese.
“L’iniziativa della Lindt & Sprüngli, non solo viene ad ostacolare e rallentare il percorso di riconoscimento di IGP del Gianduiotto, ma di fatto e al di là delle dichiarazioni dei ricorrenti, rappresenta un’azione ostile verso un prodotto-simbolo che contraddistingue il nostro territorio e contro tutti gli artigiani cioccolatieri - commenta Carlo Napoli, segretario di Confartigianato Imprese Piemonte -. Il Gianduiotto, conosciuto in tutto il mondo, deve la sua reputazione all’origine geografica e rappresenta una eccellenza dolciaria legata a Torino. Il marchio IGP non solo serve a tutelare e valorizzare un prodotto che vanta una stretta e imprescindibile correlazione con il territorio di origine, ma ha ricadute che vanno al di là del Gianduiotto stesso, coinvolgendo anche la nocciola tonda gentile del Piemonte (anch’essa IGP)". "La questione del Gianduiotto riguarda un principio che va oltre il singolo prodotto – aggiunge Delio Zanzottera, segretario regionale CNA Piemonte –. Dobbiamo decidere se il valore di una specialità storica risiede esclusivamente nella forza commerciale di chi la produce oggi oppure nella storia collettiva che l’ha resa possibile. Per CNA Piemonte la risposta è chiara. Le Indicazioni Geografiche servono a tutelare le comunità produttive, gli artigiani, il lavoro e i territori. Non servono a riscrivere la storia né a mettere in discussione l’identità di prodotti che rappresentano il patrimonio culturale ed economico di intere comunità. Sarebbe un errore trasformare uno strumento nato per difendere le eccellenze territoriali in un ostacolo al loro riconoscimento".
L’artigianato continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia italiana, con oltre 1,2 milioni di imprese e più di 2,6 milioni di occupati. Un patrimonio che contribuisce in modo determinante alla ricchezza, alla coesione sociale e all’identità produttiva del Paese. Il riconoscimento del Gianduiotto IGP rappresenta dunque non soltanto una tutela giuridica, ma un atto di rispetto verso una storia collettiva costruita da generazioni di imprese, lavoratori e artigiani. Perché i marchi meritano tutela. Ma esistono beni ancora più grandi: la cultura produttiva di un territorio, la memoria dei mestieri e il patrimonio di conoscenze che nessuna impresa, da sola, può rivendicare come esclusivo.
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