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Economia e lavoro | 30 marzo 2020, 16:08

Coronavirus e il rebus traslochi: "Permessi dalla legge, ma se ne fanno solo uno su dieci"

Federtraslochi Piemonte: "Le imprese continuano a operare regolarmente, nel pieno rispetto delle regole, anche se si seguono criteri di urgenza e impossibilità di rimandare"

Coronavirus e il rebus traslochi: "Permessi dalla legge, ma se ne fanno solo uno su dieci"

Nel caos-Coronavirus sono finiti coinvolti anche i traslochi: una delle attività che per definizione richiedono pianificazione e stravolgono (almeno per qualche giorno) le giornate di chi le vive stanno vivendo giorni di difficoltà. Ma soprattutto sono tanti i dubbi che interessano le persone: si può fare? meglio attendere?

La risposta arriva da Federtraslochi Piemonte, sigla aderente a Confcommercio  eche rappresenta le imprese di categoria: "L’attività di trasloco non è tra quelle bloccate dal DPCM del 22 marzo e dalle altre disposizioni in materia di contenimento dell’attuale pandemia. Ciò lo si può riscontrare sia dalla lettura dei codici Ateco riferibili alle attività consentite, dove è chiaramente riportato il codice 49 ATECO relativo alle attività di trasporto, delle quali il trasloco rappresenta una declinazione specialistica, che dalle risposte ufficiali della Protezione Civile di Torino e della Polizia Municipale di Torino a domande specifiche di nostri associati".

Ma ovviamente le circostanze hanno imposto limitazioni e prudenza ulteriore. "Ad oggi si può dire che solo un 10% dei traslochi programmati vengono effettuati e che la stessa percentuale contraddistingue le aziende in qualche modo operative. Si sottolinea che tutte le aziende professionalmente qualificate hanno predisposto rigidi protocolli di sicurezza per contrastare il rischio di contaminazione a tutela della salute pubblica e dei propri collaboratori e clienti", dicono da Federtraslochi.

"Le imprese professionali, tra le quali sicuramente quelle iscritte a Federtraslochi Regionale del Piemonte, continuano regolarmente ad operare nel pieno rispetto delle normative, sia quelle ordinarie che quelle straordinarie applicabili in questo periodo storico - prosegue l'associazione di categoria -. Nonostante le normative, i nostri associati, per senso di civico e sentimento di responsabilità sociale, fin dall’inizio dell’emergenza hanno limitato sensibilmente l’attività riservandola ai soli casi di certificata urgenza ed indifferibilità (esempi: compravendite con disdetta utenze, più adeguate sistemazioni per anziani altrimenti isolati a causa dell’emergenza sanitaria)".

Massimiliano Sciullo

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