‘Piazza Pinerolese’ racconta le storie dei cani da salvataggio premiati alla Giornata Cinofila di Pinerolo
“Io avevo trovato lei e lei, quasi fosse il suo modo di ringraziare, si è impegnata per anni nella ricerca delle persone” così Laura Matilde Novia racconta la sua Alaska, uno dei cani premiati durante la giornata cinofila di Pinerolo. Meticcio, risultato di un incrocio probabilmente con australian cattle dog, tipico cane da pastore, Alaska è morta alcuni giorni fa. Piccola, compatta, e caparbia quando individuava una traccia, si chiamava come il viaggio a cui la sua padrona aveva dovuto rinunciare: “La trovai nell’agosto del 2014, poco prima di partire per un viaggio in Alaska. Naturalmente la mia partenza saltò e quel posto non l’ho ancora visto”, sorride Novia.
Quando trovò l’anziano tra i rovi
Nelle parole della rolettese Novia non c’è spazio al rammarico per aver perso un viaggio così importante: “Lei è sbucata da un campo di mais mentre pedalavo tra Pinerolo e Torino. Quel giorno era trascorso un anno esatto dalla morte di mia madre, non ho avuto dubbi sul tenerla con me”.
L’impresa più celebre, Alaska l’ha conquistata al di là di ogni ragionevolezza: “Nel 2018 fummo impegnate nella ricerca di un anziano che era uscito dall’ospedale e aveva fatto perdere le proprie tracce. Seguendo il suo odore, Alaska si diresse oltre il sentiero che probabilmente l’uomo aveva imboccato, inoltrandosi in una zona piena di rovi e di ortiche. I ricercatori sostenevano che non poteva trovarsi lì perché era una zona ‘sporca’ in cui era difficile accedere”. Eppure ritrovarono l’anziano proprio lì, poco distante dal rio Moirano, ferito ma vivo. “Nonostante attorno a noi ci dicessero che era inutile continuare le ricerche in quel punto, Alaska era troppo convinta non potevo fermarla – ricorda Novia –. A volte bisogna dare più fiducia di più dei cani”.
Fiuto e istinto predatorio e materno
Grazie ad Alaska sono tornati a casa anche tanti animali dispersi: “Era addestrata per il salvataggio delle persone tuttavia ci capitava di intervenire anche in caso di animali che non facevano più ritorno a casa”. Quando si trattava di cuccioli, il cane era particolarmente motivato: “Pur non avendo mai avuto dei piccoli il suo istinto materno era notevole”.
E la sua padrona puntò proprio su quello, e sul buon udito dell’animale, per ritrovare tempo fa un cucciolo che ‘gridava’ in un campo di grano: “Era da qualche giorno che sentivamo provenire i suoi lamenti dal campo e a un certo punto dissi ad Alaska: ‘Sù, vai a vedere!’ e lei mi portò il cucciolo che poi è stato adottato”.
Faceva tutto questo perché le piaceva: “La dinamica della ricerca è simile a quella della caccia. I cani più idonei sono quelli che hanno un istinto predatorio abbastanza alto e Alaska ce l’aveva”.
Le sue dimensioni ridotte non la rendevano meno efficace nell’attività: “Certo non aveva la forza di un malin, di un pastore tedesco, o di un grigione, ma non per questo era meno efficace”. Novia spiega, infatti, che sono pochi i cani non adatti a questo tipo di attività: “Per la loro conformazione fisica sono esclusi ad esempio gli alani, che non potrebbero correre per ore, e il bulldog francesi, che potrebbero non avere abbastanza fiato”.
Nove chili e tante passioni
Che Alaska fosse particolarmente adatta alla ricerca era risultato chiaro già durante un corso di educatore cinofilo frequentato con la sua padrona: “Una delle insegnanti si occupava già di ricerca dispersi e con lei ci accorgemmo che poteva essere adatta. Alla fine si è rivelata anche molto brava”.
Le sue dimensioni ridotte le permettevano di inoltrarsi bene tra la vegetazione: “Pesava appena nove chili e sfiorava i dieci solo quando mangiava troppo”. Ed era proprio il cibo il premio preferito che attendeva con piacere una volta portata a termine l’attività di ricerca.
Ma cercare e mangiare non erano le uniche passioni di Alaska: “Andava matta all’idea di partire con me per una semplice camminata: si accorgeva probabilmente dall’odore se stavo per indossare gli abiti da montagna. E quando si accorgeva che si stava per partire cominciava a piangere e saltare”.














