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Economia e lavoro | 05 settembre 2026, 18:38

In Piemonte 20 mila titolari d'azienda hanno più di 70 anni, ricambio sempre più difficile

Cna lancia l'allarme: in dieci anni le imprese giovanili sono diminuite del 19,4%. Genovesio e Zanzottera: "Con l’accelerazione dell’IA e le nuove tecnologie passaggio generazionale non più rinviabile"

Foto generica d'archivio

Foto generica d'archivio

Sono 19.548 i titolari di imprese individuali piemontesi con almeno 70 anni, pari all’8,4% del totale. Dieci anni prima erano 17.489. Nello stesso tempo continua a ridursi la presenza dei giovani nel sistema imprenditoriale: tra il 2014 e il 2024 le imprese giovanili in Piemonte sono passate da 45.305 a 36.530, con una perdita di 8.775 attività, pari al 19,4%. È il quadro piemontese che emerge dal dossier CNA “Imprese senza ricambio”, che fotografa un fenomeno destinato ad assumere un peso crescente per la tenuta del sistema produttivo: l’invecchiamento degli imprenditori e la crescente difficoltà nel garantire continuità alle attività.

La situazione nelle diverse province

Il Piemonte presenta un’incidenza di titolari ultrasettantenni inferiore alla media nazionale, pari al 10,7%, ma il dato regionale evidenzia comunque una dinamica che richiede attenzione. Alla crescita degli imprenditori più anziani corrisponde infatti una progressiva contrazione della base imprenditoriale più giovane.

Le differenze territoriali sono significative. L’incidenza maggiore degli over 70 si registra ad Asti, con il 12,5%, seguita da Alessandria con il 12,1% e Cuneo con l’11,8%. Seguono Vercelli con l’8,6%, Biella con il 7,8%, Verbano-Cusio-Ossola con il 7%, Torino con il 6,5% e Novara con il 6,1%.

Cna: "Passaggio generazionale non più rinviabile"

«Il passaggio generazionale sta diventando una delle questioni centrali per il futuro del sistema produttivo piemontese», dichiara il Presidente di CNA Piemonte Giovanni Genovesio. «Non parliamo soltanto della continuità di singole aziende. Quando un’impresa sana chiude perché non trova qualcuno in grado o nelle condizioni di proseguirne l’attività, rischiamo di perdere occupazione, relazioni economiche e soprattutto un patrimonio di competenze costruito in decenni di lavoro. Nell’artigianato questo rischio è ancora più evidente, perché molto spesso il valore dell’impresa coincide con il sapere e l’esperienza dell’imprenditore».

A rendere il quadro più complesso è anche la dinamica demografica. La popolazione piemontese tra i 20 e i 39 anni è passata da oltre 939mila a circa 886mila persone. Una platea più ridotta dalla quale dovranno necessariamente emergere anche gli imprenditori di domani.

Per CNA Piemonte il passaggio generazionale deve quindi entrare stabilmente nelle politiche per lo sviluppo e la competitività. Occorre favorire l’incontro tra imprenditori prossimi all’uscita e potenziali subentranti, anche esterni alla famiglia, accompagnare il trasferimento delle competenze, rafforzare gli strumenti finanziari e fiscali e facilitare l’accesso al credito per chi sceglie di rilevare un’attività esistente.

Zanzottera: "Servono competenze nuove e giovani"

«Dobbiamo creare le condizioni perché rilevare un’impresa diventi per un giovane un’opportunità concreta», sottolinea il Segretario regionale di CNA Piemonte Delio Zanzottera. «Non possiamo limitarci ad assistere alla chiusura di aziende che hanno mercato, competenze e prospettive soltanto perché manca chi possa proseguire il lavoro. Serve costruire un vero sistema di accompagnamento alla trasmissione d’impresa, mettendo insieme formazione, credito, strumenti fiscali e trasferimento delle competenze».

Per CNA Piemonte è quindi necessario intervenire contemporaneamente su due fronti: accompagnare gli imprenditori verso una successione programmata e rendere nuovamente attrattiva per le giovani generazioni la scelta di fare impresa, anche attraverso la formazione professionale e una maggiore conoscenza delle opportunità offerte dai mestieri artigiani.

Ma oggi c’è un ulteriore elemento che rende il ricambio generazionale ancora più urgente: la velocità con cui l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno trasformando processi produttivi, organizzazione aziendale e mercati. Il passaggio d’impresa non può più essere considerato soltanto come una consegna del testimone al termine della carriera dell’imprenditore, ma deve diventare un processo che consenta alle diverse generazioni di lavorare insieme prima che quel momento arrivi.

Genovesio: "Necessario incontro tra competenze diverse"

«Oggi il passaggio generazionale deve diventare anche un incontro tra competenze diverse», sottolineano Genovesio e Zanzottera. «Da una parte ci sono esperienza, capacità produttiva, conoscenza del mestiere e del mercato; dall’altra nuove competenze digitali, nuovi linguaggi e una maggiore familiarità con tecnologie come l’intelligenza artificiale. Mettere insieme questi due patrimoni può diventare uno straordinario fattore di competitività per le nostre imprese».

Il rischio, secondo CNA Piemonte, è che l’accelerazione tecnologica finisca per ampliare rapidamente la distanza tra le imprese che riescono a innovare e quelle che rimangono indietro, con conseguenze ancora più evidenti sui mercati internazionali. «Possiamo avere aziende manifatturiere e artigiane di eccellenza, capaci di realizzare prodotti di altissima qualità, e vederle comunque perdere terreno se non riescono ad adeguare con la stessa velocità processi produttivi, organizzazione, commercializzazione e presenza sui mercati internazionali», proseguono Genovesio e Zanzottera. «Il confronto è con sistemi economici che stanno investendo fortemente sulle nuove generazioni e sulle competenze tecnologiche. Per questo il ricambio non può essere rinviato fino al momento in cui l’imprenditore decide di lasciare: deve iniziare molto prima».

Il passaggio generazionale diventa così non una sostituzione tra chi esce e chi entra, ma un periodo di contaminazione tra esperienza e innovazione, nel quale il patrimonio costruito dall’imprenditore può incontrare le competenze tecnologiche delle nuove generazioni e trasformarsi senza essere disperso. «La sfida non è scegliere tra tradizione e innovazione, ma riuscire a trasferire la prima dentro la seconda», concludono Genovesio e Zanzottera.

redazione

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