(Adnkronos) - La Russia e l'Iran? Sono minacce per l'Europa, e per Kiev la pace passa dalla deterrenza. Così l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente comitato militare della Nato, che, in una lunga intervista al quotidiano Il Foglio, spiega: “Fermare il massacro è un obiettivo che condivido assolutamente e che chiunque porti questa uniforme sottoscriverebbe senza esitazioni. La divergenza riguarda il metodo". Nel febbraio 2022, aggiunge, "l’obiettivo dichiarato nella pianificazione russa era prendere Kiev in tre giorni. Il sostegno militare ha consentito a uno Stato aggredito di continuare a esistere e, quando verrà il momento di un negoziato, di parteciparvi disponendo di qualcosa. Le condizioni imposte a chi non ha alternative, storicamente, hanno raramente prodotto stabilità durevole o pace”.
Cavo Dragone sottolinea come spendere di più in armamenti non significa desiderare una guerra: “Parlerei di investimento più che di spesa, e di sicurezza più che di armamenti. La sicurezza è la precondizione di tutto il resto: nessuna economia cresce, nessun sistema sanitario funziona, nessuna scuola apre in un contesto che non sia sicuro. Vale la pena guardare cosa contiene concretamente l’obiettivo concordato. Oltre agli strumenti prettamente militari, una parte rilevante riguarda anche mobilità e infrastrutture energetiche, le reti e la cybersicurezza, le scorte sanitarie, la protezione civile. Vi è poi la componente tecnologica: intelligenza artificiale, spazio, sensoristica, sistemi autonomi. Sono ambiti che incidono sulla competitività industriale europea nei prossimi decenni - continua Cavo Dragone - e che coinvolgono università e imprese. Sul perché questo riduca la probabilità di un conflitto, la logica della deterrenza si regge su tre elementi: capacità reali, credibilità della volontà di impiegarle, chiarezza nel comunicarle. Un'aggressione si verifica quando chi la considera stima di poterla condurre rapidamente e a costo contenuto. Ogni investimento fatto in tempo di pace interviene su quella stima, e la rende meno favorevole. Ci sono anche ricadute immediate e visibili, indipendenti da qualunque scenario: le stesse infrastrutture servono nelle emergenze naturali, la stessa protezione informatica difende ospedali e banche, la stessa base industriale genera occupazione qualificata. Un investimento in sicurezza produce risultati anche quando la minaccia rimane lontana".
"La Nato - aggiunge - prende molto sul serio ogni minaccia al territorio alleato e l'Iran non può più essere considerato esclusivamente un problema mediorientale. Teheran fornisce capacità militari alla Russia per una guerra combattuta in Europa e sviluppa capacità missilistiche a sempre maggiore distanza. La cooperazione tra Russia, Iran, Corea del Nord e Cina rende il quadro ancora più complesso e dimostra quanto le minacce alla sicurezza euro-atlantica siano oggi interconnesse. C'è poi una dimensione strettamente europea - sottolinea Cavo Dragone - L'Europa è diventata anche uno dei teatri della repressione transnazionale iraniana, che per anni ha colpito dissidenti, giornalisti e oppositori arrivando a minacciare la sicurezza delle persone e condizionando il dibattito pubblico nelle nostre società. Nel giugno 2026 ventiquattro paesi, tra cui l'Italia, hanno denunciato formalmente complotti e altre attività ostili attribuite agli apparati di sicurezza iraniani. Dobbiamo valutare l'Iran per quello che è e dice di essere: un attore capace di proiettare instabilità e minacce ben oltre il medio oriente". Infine, il ruolo dell'Italia nella Nato: "L'Italia ha una traiettoria di crescente responsabilità riconosciuta e apprezzata dai partner della Nato. Con personale altamente qualificato e assetti aerei, navali e terresti".














