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io_viaggio_leggero | 15 agosto 2026, 07:00

Ferie d'agosto, quando tutta Italia si metteva in viaggio

In questa rubrica troverete anche approfondimenti e riflessioni sul mondo Travel. Pensieri a voce alta e considerazioni su nuovi approcci e nuovi orizzonti: nel terzo millennio anche il modo di viaggiare è in continua mutazione

Ferie d'agosto, quando tutta Italia si metteva in viaggio

Ci sono fotografie che non hanno bisogno di una data. Basta guardarle. Un’utilitaria inclinata sotto il peso dei bagagli. I finestrini abbassati. Un bambino addormentato sul sedile posteriore, con la testa che segue le curve di una strada di montagna. L’Italia degli anni Settanta partiva così: lentamente, e tutta insieme.

Le ferie non erano semplicemente un diritto conquistato. Erano un rito collettivo. Ad agosto il Paese cambiava pelle. Le città si svuotavano come teatri dopo l’ultimo spettacolo, le serrande si abbassavano una dietro l’altra e perfino il tempo sembrava assumere un’altra velocità. Esisteva un momento preciso in cui si partiva e uno altrettanto preciso in cui si tornava. Le vacanze erano delimitate nello spazio. L’Italia industriale si concedeva una pausa. Il boom economico aveva trasformato la vacanza da privilegio per pochi a esperienza comunitaria. Non era tanto importante la destinazione quanto il fatto stesso di partire. Rimini, la Versilia, il Gargano, la Riviera ligure, la Sardegna, la montagna per chi cercava aria fresca. Erano luoghi che diventavano appuntamenti più che mete. Ogni estate ci si ritrovava anche nello stesso stabilimento, nello stesso albergo a gestione familiare, con gli stessi vicini di ombrellone. La vacanza costruiva una geografia affettiva prima ancora che turistica. Negli anni Ottanta cambia qualcosa. L’Italia continua a partire in massa, ma comincia anche a raccontarsi attraverso le vacanze. Le fotografie non servono più soltanto a conservare un ricordo: diventano una piccola dichiarazione di benessere. I villaggi turistici, i primi voli charter, le crociere, le settimane organizzate trasformano il viaggio in un prodotto. È il decennio dell’ottimismo, in cui le ferie non interrompono semplicemente il lavoro, ma rappresentano il premio per un anno di sacrifici. Poi arrivano gli anni Novanta e, quasi senza accorgersene, gli italiani iniziano a disperdersi. Le compagnie aeree low cost cambiano il significato stesso della distanza. Una settimana può diventare un weekend, una capitale europea può costare meno di una vacanza tradizionale e agosto perde lentamente il monopolio. Si parte anche a giugno, a settembre, perfino in pieno autunno. Il viaggio smette di essere un appuntamento fisso e diventa una possibilità tutto l’anno.

Il vero cambiamento, però, non riguarda gli aerei o le autostrade. Riguarda il tempo. Per decenni la vacanza è stata un confine netto: da una parte il lavoro, dall’altra il riposo. Poi quel confine è svanito. Siamo riusciti negli ultimi anni a portarci il lavoro in vacanza e, insieme, abbiamo reso sempre più difficile lasciare davvero tutto alle spalle. Eppure, sotto questa trasformazione continua, qualcosa resiste. Agosto continua a rappresentare, in parte, una tregua. Le grandi città continuano ad essere più silenziose, i bar cambiano clienti e perfino chi rimane a casa percepisce una sospensione. È come se il calendario concedesse ancora , almeno per qualche settimana, il diritto di sospendere. Forse è questo il vero lascito delle ferie all’italiana. Non la destinazione, né la durata, e nemmeno il mezzo con cui ci si arriva. È l’idea che esiste un momento dell’anno in cui è lecito sottrarsi a tutto o quasi. Un concetto rivoluzionario, in un’epoca che misura spesso il tempo in termini di produttività.Oggi gli italiani viaggiano più lontano, più sovente e in modi infinitamente diversi rispetto a cinquant’anni fa. Prenotano con un’app invece che in agenzia, scelgono i B&B invece degli alberghi e cercano esperienze sempre nuove. Hanno un mondo intero a disposizione e lo vogliono vedere tutto. Negli anni Ottanta il viaggio cominciava molto prima della destinazione. Cominciava nell’attesa. Nella cartina stradale aperta sul tavolo della cucina. Nei panini preparati la sera prima. Nell’auto caricata con calma. Nella consapevolezza che, per due settimane, tutto poteva aspettare. Se chiudo gli occhi, il mio agosto non era il mare ma la montagna. Un torrente, una manciata di sassi e un pallone. Il tempo infinito dei pomeriggi da bambino e Bardonecchia soprattutto.

Nel terzo millennio attraversiamo continenti in poche ore e possiamo raggiungere qualsiasi angolo del pianeta. Eppure siamo raramente davvero spensierati. La differenza più grande tra le ferie di ieri e le vacanze di oggi non è l’aereo al posto della vecchia utilitaria. È che una volta si partiva anche dalla propria quotidianità. Oggi, troppo spesso, ci limitiamo a cambiare sfondo.

Marco Di Masci

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