Lenti miglioramenti, anche se i segni meno restano di estrema attualità. E' questa la situazione fotografata dall'ultima indagine di Confartigianato Piemonte, relativa al secondo trimestre del 2026. Migliora per esempio la percentuale del saldo generale di previsione di acquisizione di nuovi ordini per esportazioni, che pur rimanendo in campo negativo passa dal -50,12%, al -46,61%. Aumenta anche la previsione di acquisizione di nuovi ordini per esportazioni costanti, che passa dal 46,76% al 47,63%.
Segni di positività anche per l'occupazione, che passa da -8,74% a -4,43%, mentre l’acquisizione di nuovi ordini si arrampica da -22,72% a -20,65%. Stabile, tuttavia, l'ipotesi di assunzione di apprendisti: da -24,12% a -24,49%.
Resilienza delle aziende artigiane
“I timidi miglioramenti sono dovuti alla proverbiale reattività delle imprese artigiane, che contrariamente a chi si suppone dovrebbe prendere le decisioni, sanno operare le scelte giuste al momento giusto - commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte -. Purtroppo tutto ciò viene frustrato da un situazione ambientale in termini di: burocrazia, tasse e lassismo da parte della politica, che non permette di parlare di inversione di tendenza”.
“Gli artigiani continuano ad operare in modo oculato e intelligente, nonostante la situazione sociopolitica globale, che incide pesantemente nella quotidianità imprenditoriale del pmi - prosegue Felici -. Un dato significativo che emerge dalle risposte degli imprenditori piemontesi è l’aumento della previsione di ordine per esportazioni costanti, dal 46,76% al 47,63%, si tratta certo di un aumento previsionale esiguo, che però occorre mettere in risalto per evidenziare le scelte strategiche, che le imprese del nostro settore mettono in atto in un periodo caratterizzato da instabilità. Le imprese artigiane piemontesi, nonostante il caro delle materie oltre che quello dell’energia, non rallentano la loro produzione”.
Investimenti al palo
Ma resta l'appello a stare in guardia: "Un dato rilevante è la percentuale del 70,07% di imprese artigiane che ancora non ha programmato investimenti per i prossimi 12 mesi - conclude Felici -. In questo senso bisogna intervenire per permettere alle nostre imprese una visione stabile di lungo periodo, scongiurando il perdurare di un’altalenanza che provoca incertezza”.














