Le aziende dell’indotto all’interno per confrontarsi sul tema Algeria, i sindacati fuori a far sentire la propria voce e le proprie preoccupazioni. Comincia presto la settimana del comparto automotive torinese: Stellantis ha infatti convocato all’Unione Industriali la filiera dei fornitori per spiegare loro i benefici di un potenziale “allargamento” in Nord Africa, dove il Gruppo ha una presenza e piani di investimento importanti. Oltre cento le aziende presenti, che saranno invitate ad andare a produrre in Algeria. In sala anche l’ambasciatore algerino in Italia, Mohamed Khelifi.
Dentro e fuori
Nella cornice della mobilitazione “Innamorati di Torino” che vedrà una manifestazione in piazza il 14 febbraio, le sigle metalmeccaniche si sono ritrovate in via Vela proprio mentre i rappresentanti di decine di realtà del territorio sfilavano all’interno del centro congressi.
Incertezza e salari ridotti
“Il nostro settore, negli ultimi anni, ha subito una trasformazione drammatica - dicono i rappresentanti dei lavoratori-: la perdita di 500 aziende e di 35.000 posti di lavoro non è solo una statistica, ma una ferita aperta nel nostro tessuto sociale. Oggi migliaia di noi vivono nell’incertezza, tra salari ridotti dalla cassa integrazione e la mancanza di un piano industriale di lungo respiro”.
Disimpegno di Stellantis
Un declino, aggiungono, “accelerato dal progressivo disimpegno di Stellantis, che ha dirottato risorse e modelli strategici verso altri poli produttivi, privando Torino del suo ruolo centrale”. Ecco perché “l’appuntamento In questo scenario già fragile, apprendiamo con profonda preoccupazione dell’organizzazione di una kermesse volta a presentare opportunità di investimento
in Algeria. Promuovere la delocalizzazione verso Paesi con bassi costi salariali e incentivi governativi esteri ci appare come un segnale contraddittorio e inopportuno”.
Competenze e storia
“Torino possiede le competenze e la storia per guidare la transizione dell’automotive, ma servono investimenti locali, non inviti a produrre altrove. Chiediamo a tutti i soggetti coinvolti un’assunzione di responsabilità: il futuro di
Torino si costruisce restando qui, valorizzando il lavoro e restituendo dignità a chi, con fatica, continua a sostenere l'economia di questa provincia”.
Stop & go
Intanto il primo giorno di febbraio, che avrebbe dovuto vedere la fine della cassa integrazione a Mirafiori e l’avvio a pieno regime della 500 ibrida, è partito con il piede sbagliato: i sindacati raccontano infatti che a causa di alcuni problemi tecnici sulla linea gli operai sono stati rimandati a casa. “Una beffa - dice Gianni Mannori, Fiom Cgil - proprio nel giorno in cui dovevano rientrare tutti i lavoratori e mentre si raccontano le prospettive aull’Algeria”.
















