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Attualità | 19 agosto 2021, 16:10

In sala operatoria tranquilli e rilassati: le esperienze di ipnosi del dottor Peila

Il cardiologo dell’Asl To3 a maggio aveva posizionato un defibrillatore sottocutaneo evitando la sedazione profonda grazie a questa tecnica

Il dottor Claudio Peila in sala operatoria

Il dottor Claudio Peila in sala operatoria

Una paziente immaginava di raccogliere genziane in montagna, un altro di osservare il volo delle poiane, un altro ancora di passeggiare lungo un lago, ma erano su un lettino della sala operatoria, sottoposti a un intervento di cardiologia. Accanto a loro c’era il dottor Claudio Peila, cardiologo ed ipnologo, che da un anno ha introdotto nel reparto dell’Agnelli di Pinerolo la tecnica di rilassamento ipnotico.

La notizia del primo intervento in cui l’ipnosi aveva permesso di evitare l’anestesia totale era stata diffusa dall’Asl To3 a inizio maggio: “Si trattava del posizionamento di un defibrillatore sottocutaneo: intervento che solitamente necessita di una sedazione profonda. In questo caso invece si è utilizzata l’anestesia locale e l’ipnosi – racconta Peila –. La paziente è quindi rimasta sveglia per l’intera procedura, dopo l’operazione mi ha raccontato che era consapevole che la stessi operando ma che non sentiva dolori significativi”.

Il cardiologo spiega come in questo caso l’analgesia ipnotica abbia avuto un ottimo successo perché la donna era ben predisposta: “La signora praticava yoga e questo ha aiutato, non tutti i soggetti infatti rispondono nello stesso modo. Statisticamente il 20% delle persone è facilmente ipnotizzabile, il 20% non lo è per nulla, mentre tutta la restante parte, dunque la maggioranza, è comunque ipnotizzabile a livelli variabili”.

Nel cardiologo, l’interesse per l’ipnosi è nata recentemente: “Era una di quelle cose di cui ogni tanto sentivo parlare, ma che rimaneva relegata ai margini della realtà medica anche se veniva utilizzata frequentemente nell’Ottocento ed inizio Novecento”. Cruciale è stato l’incontro con i colleghi dell’ospedale di Asti: “Uscivano da un percorso intenso di formazione che non riguardava solo le figure cardiologiche, parlandoci assieme è nato il mio interesse”. Da lì la decisione di iniziare un percorso formativo: “Ho seguito un corso specifico all’Istituto Franco Granone di Torino che promuove progetti di formazione per il corretto impiego dell’ipnosi in ambito diagnostico, terapeutico e sociale, conseguendo la qualifica di ipnologo”.

Il vantaggio dell’introduzione dell’ipnosi in ospedale, secondo Peila è il ridimensionamento dell’utilizzo dell’anestesia e un miglioramento nel vissuto del paziente: “Contribuisce infatti a ridurre la quantità di anestetico, diminuendo anche i rischi collaterali. A questo si aggiunge uno stato di rilassamento che permette una migliore tollerabilità all’intervento”. “Chiunque entri in sala operatoria è agitato, se a fine della procedura il paziente è tranquillo e rilassato questo è già un gran risultato – sottolinea – a prescindere dalla fialetta in meno di anestetico”.

Il cardiologo ci tiene a demolire i pregiudizi sull’ipnosi: “Quando uno sente questa parola spesso pensa di finire in una situazione in cui perde il controllo di se stesso per finire sotto controllo di un’altra persona. Ebbene, non è ciò che accade: il paziente rimane perfettamente cosciente ma è in uno stato di rilassamento che gli permette di estraniarsi dall’evento stressante e concentrare l’attenzione su cose piacevoli”. C’è così chi dopo un intervento di alcune ore, riferiva di aver fatto una passeggiata di una decina di minuti sul un lungolago. “L’ipnosi non è finalizzata alla perdita del controllo – rimarca –, ma al contrario, è uno strumento per perfezionare l’attenzione ed il controllo su se stessi e potenziare l’autosufficienza”.

Per riuscire a spiegare lo stato di rilassamento ipnotico Peila utilizza delle metafore prese dalla quotidianità: “È come quando guidando su una strada conosciuta, dopo un po’ chi è al volante comincia a pensare a qualcosa di completamente diverso e nel frattempo continua la sua strada normalmente rispettando, ad esempio, i semafori e le precedenze. Oppure è simile al coinvolgimento profondo in cui sprofondiamo davanti a un buon libro o a un film”.

È la voce del cardiologo ad accompagnare il paziente nello stato di rilassamento: “Si tratta di un processo verbale: devo dire le cose in un determinato modo e seguire step successivi. Per capirci: l’ipnosi non è molto lontana dal training autogeno e dalla meditazione”. Ormai in sala operatoria è difficile che il paziente non acconsenta ad imboccare la strada dell’ipnosi, ma non sempre è praticabile: “Basandosi sulla comunicazione verbale è difficile da attuare con ipoudenti o con soggetti molto anziani che hanno perso potere immaginifico. Avere un immaginario interiore sviluppato infatti è di grande aiuto”.

Elisa Rollino

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