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Attualità | 28 aprile 2021, 15:55

A pochi passi dall’estinzione, nel Po e nel Pellice scoperta una varietà nuova di Temolo

È la sorpresa emersa dalle prime analisi genetiche svolte sui pesci che vivono nei due corsi d’acqua. Ora si preparano le misure adatte a proteggerli dalle secche, dalla pesca e dai cormorani

Le attività di monitoraggio del Temolo a Villafranca Piemonte

Le attività di monitoraggio

Il Temolo adriatico che vive in zone limitate del fiume Po e del torrente Pellice non solo è assolutamente autoctono ma risulta anche una varietà nuova, delicata dal punto di vista genetico, tanto da rendere urgenti le misure di protezione. Questo secondo le prime analisi genetiche sulla specie di cui sono state individuate poche popolazioni isolate, nel tratto del fiume Po tra Revello a Torino, nel tratto di pianura del torrente Pellice, fino alla confluenza nel Po a Villafranca Piemonte e, infine, nel fiume Sesia. Il Temo adriatico è stato inserito, a fine 2020, nella Red List dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn), tra le specie a ‘fortissimo rischio/in pericolo critico’, il grado precedente a quello di ‘estinto in natura’.

“Dal punto di vista genetico è ancora più particolare di ciò che si immaginasse, si tratta infatti di una varietà nuova” annuncia Barbara Azzarà, consigliera della Città metropolitana delegata alla tutela della fauna e della flora. Oltre ad essere assolutamente autoctona, senza segni di ibridazione, la popolazione di Temolo adriatico del Po e del Pellice è quindi un’eccezionalità, tipica di questi due corsi d’acqua. Dall’indagine effettuata catturando gli individui con l’elettropesca, e prelevando una piccola porzione di pinna, risulta però che si tratta di pesci deboli dal punto di vista genetico, la fragilità è tale che l’impatto, ad esempio, di qualche malattia, potrebbe essere devastante.

“Il rischio più grande per la sua estinzione riguarda tuttavia la qualità delle acque e la loro portata, infatti, a causa dei cambiamenti climatici, passiamo da secche a situazioni torrentizie – spiega Azzarà –. È necessario quindi intervenire con la creazione di scale di risalita, con il ripristino delle sorgive e creando aree e oasi per la riproduzione”. Una scala di risalita è stata completata a marzo nel torrente Pellice, appena a valle del ponte della strada provinciale 139 Vigone-Villafranca Piemonte, ma sullo stesso corso d’acqua permangono tratti di secca.

C’è poi la questione della pesca. Per il Temolo adriatico infatti è già in vigore il divieto di trattenimento, infatti se catturato va ributtato in acqua, ma non basta: “Assieme agli attori del territorio dobbiamo mettere in campo attività di sensibilizzazione per la tutela della specie” aggiunge Azzarà. Intanto si sta già lavorando sulla riproduzione artificiale e sull’immissione.

Un rischio difficile da controllare è quello dei cormorani, la cui popolazione è aumentata enormemente dagli anni 2000. “Per proteggere il Temolo della predazione non possiamo contare sui piani di contenimento a causa del numero esiguo di guardie faunistiche disponibili – lamenta Azzarà –. Quindi stiamo lavorando non tanto sull’abbattimento dei cormorani quanto su strumenti che possano limitare la predazione come l’utilizzo di segnali acustici”.

Elisa Rollino

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