"Rsa: 16mila ricoverati senza quota sanitaria". "Assegni interrotti, sanità azzerata. Cirio e Paglia di che cure a domicilio parlate?". Ha il volto di Anna (nome di fantasia) la protesta di questa mattina davanti a Palazzo Lascaris, di chi in Piemonte ha un anziano non autosufficiente a casa o in RSA. Nella maggior parte dei casi donne, che si sentono abbandonate perché costrette a sostenere solo sulle loro spalle il lavoro di cura di un padre o una madre ormai da tempo in pensione.
I numeri
Oppure famiglie che devono fare i conti ogni mese con una retta da migliaia di euro per una residenza sanitaria. I dati più recenti parlano di più di 16mila piemontesi malati non autosufficienti senza quota sanitaria per la RSA e più di 14mila in attesa di interventi domiciliari. Persone malate e famiglie che consumano redditi e risparmi. E le ragioni della mobilitazione sono molteplici.
I manifestanti denunciano il ricorso sempre più frequente alla classificazione di "differibilità", che rinvia senza una data certa la presa in carico, anche in presenza di gravi problemi clinici. "Le Unità di valutazione geriatrica - proseguono - devono basarsi sulla gravità clinica e sul bisogno di cure, non sul patrimonio o sulle condizioni economiche della famiglia; né il possesso di un’abitazione né il tipo di riscaldamento possono decidere l’accesso alla quota sanitaria".
Come funziona
Ma come funziona? Attualmente quando si presenta domanda per ottenere un posto letto in una residenza vengono valutati due criteri: lo stato di salute dell'anziano e poi il reddito, tramite l'Isee. L'unione di questi due fattori dà come punteggio totale 28. Il pensionato che ottiene 24 punti viene classificato come urgente e quindi entro novanta giorni la Regione deve trovargli un posto. Tra 18 e 23 viene giudicato non urgente, quindi il limite temporale si alza ad un anno. Sotto i diciotto si viene considerati differibili.
E le risposte arrivate in questi anni dalla Giunta Cirio non risolvono questi problemi, a partire dall'aumento dei posti letto in RSA, che non garantiscono "il diritto alla sanità, se sono a pagamento". "La proposta di assistere a domicilio cinque persone per ogni posto in RSA, - aggiungono - richiede risorse aggiuntive e personale qualificato, senza sottrarre assistenza ai degenti già ricoverati".
Le richieste
Le richieste sul tavolo del Grattacielo da parte delle famiglie sono un incremento graduale, ad esempio di 50 milioni di euro all'anno, "per abbattere le liste d'attesa relative alla quota sanitaria dei ricoveri in RSA", oltre alla riforma dell'intero sistema di valutazione. "Vogliamo poi - continuano - la riorganizzazione delle prestazioni delle RSA, prevedendo nuclei per cure palliative e terapia del dolore, percorsi di riabilitazione di primo e secondo livello, nuclei per persone con Alzheimer e centri diurni."
Servono poi collegamenti con gli ospedali di comunità, "aumentare gli standard professionali e assicurare il lavoro in équipe con il medico di medicina generale". Una delegazione è stata ascoltata dal Presidente del Consiglio Regionale Davide Nicco, che ha promesso di farsi portavoce delle richieste con gli assessori competenti.












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