ROMA (ITALPRESS) - L'ordine economico mondiale sta vivendo una fase di profonda trasformazione, in cui le vecchie regole che governavano i rapporti fra Stati sono venute meno, senza che ad esse ne siano state sostituite di nuove. Una fase di "un-order" dunque. Gli Stati Uniti sono l'epicentro della crisi. L'egemonia economica statunitense è infatti posta sotto pressione da due grandi fattori: in primo luogo, il successo del modello di innovazione tecnologica cinese, capace di raggiungere la leadership in molti settori di avanguardia e di competere sulla nuova frontiera dell'Intelligenza artificiale. In secondo luogo, la sostanziale impossibilità di ridisegnare a proprio vantaggio la geografia degli scambi mondiali, anche da parte degli attori di maggiori dimensioni. E' quanto emerge dal nuovo rapporto CER dal titolo "Geoeconomia della crisi" presentato presso Banca del Fucino, organizzatrice dell'evento, nella sua sede di Piazza San Lorenzo in Lucina, a Roma. L'appuntamento ha visto la partecipazione di Marco Carnelos, CEO di MC Geopolicy consulting, già Ambasciatore d'Italia in Iraq e inviato speciale in Medio Oriente; Stefano Fantacone, Direttore della Ricerca Cer; Stefano Silvestri, Affari Internazionali, IAI e componente del Comitato Scientifico CER; Paolo Guerrieri, Presidente Comitato Scientifico CER e PSIA Science Po Parigi e di Vladimiro Giacchè, Responsabile Direzione Comunicazione, studi e innovazione digitale di Banca del Fucino. Il rapporto, illustrato da Lelio Iapadre, Consigliere Scientifico CER, attraverso l'elaborazione di Indici di preferenza commerciale valuta quanto e come l'attuale crisi delle relazioni internazionali stia impattando la geografia del commercio globale. Ne emerge che i fenomeni di regionalizzazione degli scambi, laddove presenti, non delineano il passaggio verso blocchi commerciali distinti, quanto una riorganizzazione delle reti produttive che conserva al contempo la dimensione del mercato mondiale. All'interno di questa riorganizzazione, il ruolo da protagonisti è assunto dai paesi esportatori netti, mentre gli Stati Uniti - importatori netti - si trovano in una posizione di relativa debolezza. Complessa è invece la posizione europea: negli ultimi quindici anni, infatti, la proiezione esterna dell'Unione europea e dell'Italia si è rivolta in misura crescente verso la domanda statunitense di beni, con un abbassamento del grado di preferenza commerciale verso il resto del mondo. L'Europa e l'Italia si trovano quindi - in base alla ricerca - in una posizione di forte vulnerabilità di fronte al mutato approccio statunitense nei confronti del commercio internazionale. Secondo il Rapporto, la capacità dell'Europa di ricollocarsi efficacemente nella nuova geografia economica mondiale non può prescindere da un rafforzamento della domanda interna e da un rilancio degli investimenti su larga scala, non limitati al comparto della difesa ma tali da sostenere più ampiamente lo sviluppo economico e produttivo del continente. "Il governo del duopolio, di per sè complesso, è reso difficile dal fatto che non siamo di fronte a un passaggio di leadership fra soggetti simili e in qualche modo sostituibili l'un con l'altro, come fu al momento della transizione dall'egemonia britannica a quella statunitense - ha spiegato Stefano Fantacone, Direttore della Ricerca CER -. Oggi si confrontano due paesi la cui profonda diversità trova sintesi in modelli di innovazione con caratteristiche quasi opposte e con organizzazioni sociali parimenti non sovrapponibili. Ricomporre questi equilibri all'interno di un principio cooperativo è la sfida che si pone nel contesto di un-order in cui siamo entrati". "Come Banca del Fucino siamo felici di ospitare eventi quali la presentazione del nuovo Rapporto del Centro Europa Ricerche. Riteniamo infatti che tra i compiti di una Banca come la nostra vi sia anche quello di offrire momenti di confronto e di approfondimento sulle principali tematiche di attualità economica e internazionale. La Ricerca presentata oggi dal CER, tra i principali centri di ricerca economica del nostro Paese, ha offerto senz'altro un punto di vista privilegiato sulle dinamiche dell'economia globale, e credo che il dibattito ne abbia dato conferma", ha spiegato Vladimiro Giacchè, Responsabile Direzione comunicazione, studi e innovazione digitale di Banca del Fucino.- foto xb1/Italpress -(ITALPRESS).
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