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Cultura e spettacoli | 18 aprile 2026, 11:06

La biblioteca sogno di un medico: la Luisia racconta una storia lunga più di 150 anni

Nelle sale storiche un’esposizione di testi antichi e documenti aperta fino al 6 maggio

Dinato con un libro del fondo storico Luisia

Dinato con un libro del fondo storico Luisia

Tutto nasce dalla volontà di Giuseppe Antonio Luisia, medico legato a Vigone, che nel 1870 muore lasciando un fondo di 689 libri da cui prende forma la biblioteca che porta il suo cognome. Una storia che affonda le radici nell’800, in un orizzonte di pensiero anticlericale, e che si sviluppa sino all’attuale aspetto della biblioteca.

È raccontata con libri e documenti in una mostra nelle sale storiche del palazzo di via Umberto I 7. L’esposizione ‘La Luisia si mette in mostra. I 150 anni della biblioteca che un medico sognò per Vigone’ è aperta al sabato, dalle 10 alle 12, fino al 6 maggio, con la possibilità di prenotare orari a richiesta al 329 1918300.

In occasione di Vigoflor, sarà visitabile oggi fino alle 12 e dalle 14 alle 18,30 e domani dalle 15 alle 18,30.

Una parabola di due secoli

La famiglia Luisia è di origine trentine ed è legata a Vigone per due secoli. Nonno, bisnonno e trisnonno di Giuseppe Antonio sono capitani militari e probabilmente sono stati portati in Piemonte dai Savoia. Il papà, François Xavier, invece, è avvocato e la mamma è Rose Cècile Bessone.

La parabola famigliare si chiude proprio con la creazione della biblioteca, perché Giuseppe Antonio non aveva figli. Ma già nel 1858 al censimento nessuno risultava più residente a Vigone.

Il medico, nato in paese, in via Oggero Bessone 4, il 2 novembre 1806, infatti ha diviso la sua vita tra la Francia e Pinerolo.

Una donazione rivoluzionaria

Una donazione importante, se ci si cala nello spirito dell’epoca: solo due anni prima era stata inaugurata la biblioteca civica di Torino. Inoltre il medico Luisia, impregnato di ideali napoleonici, è anticlericale e vuole diffondere il sapere per tutti.
“Nel suo testamento specifica che nella nuova biblioteca non vuole libri di teologia, ma questa volontà verrà presto disattesa” sottolinea Daniela Dinato, di San Secondo di Pinerolo, che cura l’archivio storico e ha fatto le ricerche su Luisia, durate almeno un anno, ricostruendo questa storia sinora sconosciuta.

Il 13 giugno 1871 è una data cruciale: un Regio decreto autorizza Vigone ad accettare la donazione e il maestro delle elementari Pietro Rosa si occupa di recuperare i libri collocati inizialmente in 4 scaffali, al primo piano del palazzo comunale. A realizzarli sono Giuseppe Alloa e Giovanni Battista Dominici.

Nel 1888 nasce la commissione biblioteca e nel 1892 il Consiglio comunale approva l’acquisto del palazzo Arnaldi di Balme di 45 vani, al prezzo di 19.000 lire. Cifra che serve alla famiglia del sindaco Luigi, dimessosi l’anno prima, per pagare un debito nei confronti del negoziante vigonese Giuseppe Comba.

Qui nel 1893, la biblioteca trova la sua attuale sede, con una gestione rinnovata, curata dal senatore Clemente Corte, che aveva aspramente criticato il suo predecessore.

Una delle tappe più significativa di questa lunga storia risale all’epoca fascista, dove cade l’ultima volontà di Luisia, finora rispettata: l’esclusione dei sacerdoti e degli ecclesiastici dalla gestione della biblioteca. Il nuovo criterio è l’adesione o meno al fascismo.

Restano ancora tasselli mancanti in questa ricostruzione, che forse non verranno mai inseriti: “Non sappiamo con precisione quali fossero tutti i 689 libri del fondo storico, ci si può basare sulle date e sulla tipologia di opere e la lingua delle opere. Tante infatti sono in francese” conclude Dinato.

Marco Bertello

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