Si occupavano del confezionamento, della movimentazione merci, delle spedizioni e del lavaggio degli spazi aziendali. Fino a oggi erano sotto una società, con un contratto multiservizi. Da domani, mercoledì 1° aprile, saranno dipendenti a tutti gli effetti del Caseificio Pezzana 2 di via Pinerolo 26/b a Frossasco.
Non è un pesce d’aprile, ma il frutto di un lavoro di un anno che garantisce a 45 lavoratori e lavoratrici (a tempo indeterminato e determinato) di accedere a un contratto migliore, quello della ‘Piccola e media industria alimentare’, conservando mansioni a anzianità di servizio.
Un’internalizzazione record, per l’impresa che da domani conterà su un’ottantina di dipendenti totali, e per il territorio, perché segna un’inversione di rotta, in un’azienda che esporta dal 5 al 7% dei suoi prodotti all’estero, oltra a operare nel Centro e Nord Italia e nei mercati rionali di Torino.
“Un annetto fa abbiamo iniziato una serie di riflessioni che ci hanno portato a cambiare rotta, dopo un confronto con professionisti e sindacato” commenta Gianfranco Lovera, che guida l’azienda fondata dal nonno 80 anni fa a Scalenghe, e che si è trasferita a Frossasco a inizio anni Novanta.
Una scelta che arriva in un anno speciale per Pezzana e che testimonia una visione di ‘Grande famiglia’, che accompagna il brand: “In questo momento storico complesso, le risorse umane sono fondamentali per un’impresa – sottolinea Lovera –. L’assunzione diretta dei dipendenti diventa quindi il simbolo di un nuovo equilibrio tra continuità dei valori storici e innovazione gestionale”.
Un’operazione di non poco conto non solo per l’impatto sul costo diretto del personale, ma anche sulla sua gestione e riorganizzazione per reparti.
Il cambio di rotta è stato attuato confrontandosi con Filcams e Flai Cgil di Torino. E l’obiettivo per il sindacato è storico: “Si riconosce la professionalità e l’impegno di chi opera quotidianamente in un settore delicato come quello alimentare. L’obiettivo era eliminare la disparità creata dal sistema appalti e garantire pari diritti a chi lavora fianco a fianco: oggi ci siamo riusciti” commentano Filomena Lamacchia e Michele Galasso della Filcams, che segue i lavoratori del terziario. Ora i ‘nuovi’ dipendenti saranno seguiti dalla Flai, che si occupa di agro industria e che sottolinea la portata epocale di questo passaggio: “In un territorio come quello piemontese, dove l’agroindustria è parte importante del tessuto produttivo, scelte come questa hanno un valore che supera i confini dello stabilimento: riducono la precarietà, rafforzano il lavoro stabile e contribuiscono a ricostruire comunità” conclude il responsabile Alessandro Stella.














