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Cultura e spettacoli | 24 agosto 2023, 13:32

Torre Pellice: a trent’anni dalla morte ciò che resta dell’eredità di Filippo Scroppo

Chiamato ‘Il pastore dell’arte’ si rammaricava per quanto fosse faticoso far comprendere l’arte contemporanea ai concittadini

Filippo Scroppo, terzo a sinistra, all’inaugurazione di una mostra nel 1980

Filippo Scroppo, terzo a sinistra, all’inaugurazione di una mostra nel 1980

“Se Filippo Scroppo arrivasse oggi a Torre Pellice troverebbe la sua missione di divulgare l’arte contemporanea probabilmente meno faticosa” così l’assessore alla cultura del Comune di Torre Pellice, Maurizia Allisio, prova ad immaginare come il pittore e intellettuale italiano potrebbe guardare alla vita culturale del paese a trent’anni dopo la sua morte. Nato a Riesi nel 1910, e scomparso nel 1993 a Torre Pellice, Scroppo aveva scelto la Val Pellice come terra d’elezione.

“Arrivò a Torino negli anni Trenta e nel 1948 diventò assistente di Felice Casorati all’Accademia Albertina di Belle Arti, dove insegnò fino al 1980. Nel 1949 organizzò la prima mostra di artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo a Palazzo Carignano e, nello stesso anno, riuscì a portare alcune delle loro opere in esposizione al Collegio valdese di Torre Pellice” racconta Luca Motto, curatore della Civica galleria d’arte contemporanea di Torre Pellice intitolata all’artista. La struttura in via Roberto D’Azeglio 10, destinata ad ospitare le opere collezionate da Scroppo, venne inaugurata nel 1994, appena un anno dopo la sua morte: “Non riuscì mai a vederla completata ma seppe del progetto e accompagnò alla nascita l’associazione Amici della galleria d’arte contemporanea Filippo Scroppo di cui facevo parte come tesoriera e che raccoglieva diversi artisti come Paolo Mantovani, Andrea Balzola e Paolo Guasco” racconta Allisio. Il loro scopo era far pressione sull’Amministrazione comunale di allora affinché venisse destinata alle opere donate dal pittore una sede.

Prima villeggiante e poi residente, Scroppo portò l’arte contemporanea a Torre Pellice con le sue mostre annuali, nonostante il rapporto con l’Amministrazione pubblica e con il paese non fosse sereno: “Si rammaricava delle difficoltà che incontrava nel far comprendere l’arte contemporanea ma faceva tutto il possibile come condurre lui stesso le visite alle mostre racconta Motto –. Oppure farle guidare da artisti conosciuti come lo stesso Casorati e Carol Rama”.

Per la fede valdese e l’ostinazione con cui portava avanti la sua missione divulgativa Scroppo veniva chiamato ‘Il pastore dell’arte’. “Non fu mai aiutato dalle Amministrazioni comunali di allora e trovava soluzioni per organizzare comunque le mostre esponendo in sedi come la Pro loco o il Collegio valdese – rivela Allisio –. Credo che ne abbia sofferto solo negli ultimi anni: prima era battagliero e non si scoraggiava”. Nonostante il rapporto teso con il Comune a fine degli anni Settanta donò tutta la sua collezione all’ente. Una ricchezza che valorizza anche il territorio, come spiega Motto: “Una volta all’anno chiedeva ad un pittore di donare un dipinto della Val Pellice aggiungendolo alla sua collezione che con il tempo si ingrandì e ora comprende le visioni del territorio di artisti come Michelangelo Pistoletto, Francesco Menzio, Enrico Paulucci e Daphne Maugham, moglie di Casorati”. Nei primi tempi la collezione venne messa nel sottotetto del Municipio ma poi trovò casa nella Galleria dove oggi viene periodicamente esposta.

Anche grazie al lavoro di Scroppo Torre Pellice è oggi conosciuta da molti artisti e alcuni dei semi che ha gettato tra la cittadinanza hanno portato frutto: “Se consideriamo che nell’ultimo anno sono nate una nuova galleria e una nuova associazione artistica, che uno dei giovani artisti della biennale del disegno ha deciso di spostarsi a vivere in paese per il clima di apertura all’arte che si respira, allora credo che se Scroppo arrivasse oggi a Torre Pellice troverebbe un luogo culturalmente vivace che in parte ha raccolto la sua eredità” conclude Allisio.

Elisa Rollino

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