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Attualità | 12 maggio 2022, 10:03

Addio a Karenza, il ‘capitano’ del punk pinerolese

Carlo Decanale è scomparso nella notte tra martedì e mercoledì nella casa di Luserna San Giovanni in cui viveva

Carlo Karenza Decanale, secondo da destra, a Dijon con il gruppo Delinkuere

Carlo Karenza Decanale, secondo da destra, a Dijon con il gruppo Delinkuere

Del decennio in cui il Pinerolese è stato un’isola felice per il punk italiano, lui ne è stato uno degli artefici: ‘un capitano’ per numerosi gruppi che hanno portato la scena locale alla ribalta della critica musicale nazionale. Carlo ‘Karenza’ Decanale, chiamato anche Captain Karenza, è scomparso nella notte tra martedì 10 e mercoledì 11 maggio, nella casa in cui viveva a Luserna San Giovanni.

La sua morte prematura – aveva 55 anni – ha lasciato molti nello sgomento, tra i musicisti, e tra chi ha avuto modo di conoscerlo per il suo impegno su tematiche ambientali e sociali. ‘Quel che ero quando ho iniziato a cantare con i Makhnovcina non è ciò che sono oggi, né ciò che sarò anche solo dopo la pubblicazione di questo libro. Per questo Eraclito aveva più che ragione ad affermare che non ci si può bagnare nello stesso fiume due volte’. Citava uno dei maggiori pensatori presocratici, Karenza, nella raccolta dei suoi testi inediti pubblicata poco tempo fa: e lui nello scorrere della vita si era buttato a capofitto, cavalcando le correnti della musica punk e dell’impegno su diversi temi, primi tra tutti l’animalismo. E in una delle ultime sue canzoni, ‘Quinta De-generazione’, raccontava dei presunti rischi della tecnologia 5G. Il video è uscito solo qualche settimana fa. “Da mesi stava lavorando a un nuovo disco – svela l’amico Massimo Matzutzi –. Carlo ha animato a più riprese la scena musicale Pinerolese”.

“Nel 1982 era nei ‘Karenza affettiva’, da cui deriva il suo soprannome, nel 1988 nei ‘Makhnovcina’: un gruppo molto importante per la scena hardcore punk non solo pinerolese. Poi, nel 1988 nei ‘Barboncini’ e nel 1993 nei ‘C.F.C.’, con cui sviluppa le tematiche animaliste a lui care” a ripercorrere le tappe della sua carriera è Guido Rossetti, amico, e con cui ha suonato dal 1995 al 1999 con i Delinkuere. Il gruppo fu invitato a Dijon, nel 1998, per il ‘Festival libertaire’.

La seconda fase musicale di Karenza iniziò nel 2002 con i ‘Me and My Monkey’: “Passò ad un genere diverso che univa la consapevolezza dei testi dell’era punk, a suoni più britpop e reggae, per proseguire con la ‘Karenza Band’” racconta Rossetti. Di tutti questi gruppi lui era la voce e nella fase compositiva suonava alla tastiera.

La sua carriera l’ha portato a suonare in locali italiani storici, come il ‘Virus’ di Milano e in numerosi centri sociali e case occupate, tra i suoi riferimenti c’era ‘El Paso Occupato’ di via Passo Buole a Torino. “Era laureato in pedagogia e un anarchico convinto” ricorda Rossetti.

A Luserna San Giovanni, in via Roma, strada in cui abitava, tra la fine degli anni Novanta e il Duemila, aveva aperto un circolo culturale e videoteca, punto di riferimento di numerosi musicisti e non solo. La stessa via della ‘Cantina di Karenza’: la celebre sala prove, un luogo che ha colpito l’immaginario di molti, anche di chi è approdato a generi musicali diversi. “Negli anni Novanta abitavo sopra la ‘Cantina’, sapevo che lì provavano i Delinkuere, e che stavano componendo un album importante come ‘Caduto da eroe’ – racconta Toni Urzì, chitarra della folk band ‘La Quadrilla’ –. Io stavo iniziando a strimpellare, e vivere lì vicino ha influito sulla mia voglia di conoscere il mondo della musica”.

La cresta e le catene che indossava sul palco ‘stridevano’ con il suo temperamento mite e composto con cui si mostrava nella vita di tutti i giorni: “Davanti al microfono poteva apparire ‘indemoniato’ ma era una persona gentile e generosa” racconta con affetto Paolo Ferrando con cui ha suonato nella ‘Karenza Band’. “Aveva una cultura fenomenale e a volte sembrava vivesse in un ‘suo mondo’ – aggiunge Ferrando –: spesso quando ci trovavamo nelle città nuove per i concerti, lo perdevamo di vista per ritrovarlo, tutto assorto, davanti alla vetrina di una libreria”.

Vegano, l’amore per gli animali e l’ambiente caratterizzava i suoi testi e la sua musica: “Ma era una persona estremamente curiosa di tanti temi e leggeva di tutto e di più, mantenendo un atteggiamento realistico” racconta Matzutzi.

“È stato l’apri pista per la scena punk pinerolese – conclude Rossetti –. E come amico era una persona disponibile e di buon cuore, capace di ascoltare senza pregiudizi”.

Il funerale di Carlo Decanale si svolgerà sabato 14 maggio alle 10,30 alla chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù a Luserna San Giovanni.

Elisa Rollino

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