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Regione | 08 marzo 2022, 07:28

Un 8 marzo agrodolce tra le corsie piemontesi: "Sempre più donne negli ospedali, ma pochissime fanno carriera"

Anaao Assomed sottolinea, in occasione dell'8 marzo, come le presenze femminili negli ospedali siano in maggioranza, ma solo il 18% riesce a salire a livelli dirigenziali: "Strada ancora lunga per una effettiva parità"

foto d'archivio

Anaao: "Negli ospedali sempre più donne, ma in Piemonte pochissime arrivano a ruoli dirigenziali"

La medicina è sempre più femminile.  Almeno questo dicono i dati della piattaforma regionale di Opessan (dati 2020) e del Conto Annuale del Tesoro (dati 2019).  In Piemonte le dirigenti medico donne, ospedaliere dipendenti del SSN superano i colleghi uomini: 51%, contro una media nazionale del 48%.  Ma Anaao Assomed, il sindacato dei medici italiani, sottolinea come, analizzando i dati per fasce d’età, le giovani dottoresse superano nettamente i colleghi uomini: tra i 35-44 anni sono infatti oltre il 64%, mentre la rappresentanza si inverte al procedere dell’età.  

"Visto che, con la curva pensionistica andranno in pensione soprattutto gli uomini, le corsie degli ospedali si tingeranno di rosa per un maggiore ingresso di donne medico e per una maggiore uscita degli uomini", rimarca Anaao Piemonte. "Le donne sono presenti e competenti. Ma ai livelli dirigenziali latitano. In regione Piemonte la percentuale di donne Direttrici di SC (Primarie) è del 18%.  Tra le donne medico, solo il 2,4% diventeranno direttrici di SC, contro il 10% degli uomini.  Anche nelle discipline in cui è più elevata la quota di donne tra i medici, la loro presenza nelle posizioni apicali di carriera è molto bassa"

Le ultime nomine del 2021 hanno leggermente aumentato la presenza di donne tra i Direttori Generali del Piemonte, che passano da 2 a 4 su 18.  Va un po’ meglio se consideriamo le Responsabili di Struttura Semplice che in Piemonte rappresentano il 36,6% del totale.  "Ma è anche vero - prosegue Anaao - che tra le donne medico, solo il 6,4% diventerà Responsabile di Struttura Semplice, contro l’11,4% degli uomini. Un peccato. Perché le donne al vertice potrebbero essere più consapevoli degli ostacoli al lavoro femminile e quindi essere più attive negli ospedali per cercare di rimuoverli".

"Le primarie donne potrebbero essere più sensibili alla richiesta di part-time, tollerare meglio le assenze per malattia figlio, concedere magnanime il congedo parentale ai padri, chiedere con maggiore insistenza alle amministrazioni la sostituzione per maternità delle colleghe.  Peraltro, incominciano a essere riconosciuti i risultati positivi del diverso modo che le donne hanno di interpretare i ruoli professionali e nello specifico di comando: maggiore empatia, orientamento alla collaborazione e al sostegno reciproco, minore competizione conflittuale, attenzione al risultato e non alla vittoria sui colleghi".  

Il successo è vissuto dalle donne soprattutto in termini collettivi, più che come traguardo personale. A conferma del ruolo di cura riservato alle donne, le richieste di part-time provengono in circa il 90% dei casi da dottoresse. Il part-time viene concesso poco e la donna che decide di lavorare in part-time firma, con la richiesta di tempo ridotto, anche la fine della propria progressione di carriera lavorativa.

Tra le donne inoltre, pochissime fanno attività libero professionale, sia intra che extramoenia. Lavorano per il pubblico, per l’Azienda. Le donne probabilmente scelgono di dedicare il proprio tempo libero alla famiglia, o all’attività ospedaliera. 

Infine, viene confermata la scarsa rappresentanza del genere femminile nelle specialità chirurgiche: storicamente ad appannaggio degli uomini. 

"Dunque: più donne medico ma non nelle posizioni apicali. Maggiore richiesta di part-time e minor attività libero professionale rispetto ai colleghi uomini", conclude la dottoressa Chiara Rivetti, Segretaria Anaao Assomed Piemonte. "La strada è ancora lunga, sicuramente ci servirà un welfare più favorevole, un cambiamento culturale che riconosca le competenze femminili, una migliore distribuzione dei carichi di lavoro familiari ed anche una maggiore consapevolezza di noi donne".

redazione

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