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Attualità | 01 maggio 2021, 16:10

Al Liceo Porporato di Pinerolo gli studenti imparano anche dal lockdown e dalla pandemia

Le loro riflessioni sono state raccolte dal professore che ha deciso di utilizzare le ore di sostituzione in dad dei colleghi per accompagnare i ragazzi nella riflessione

Liceo Porporato Pinerolo

‘Tutto quello che ho appreso non sarei mai riuscita ad assimilarlo neanche in un anno intero di scuola’, ‘Dopo un po’ di mesi ho deciso di seguire i miei sogni’, ‘Mi ha insegnato a stare da sola in modo positivo, con allegria’, ‘Ho capito che sono un’ottima compagna per me stessa e che devo amarmi’. Queste alcune delle riflessioni degli studenti del Liceo Porporato di Pinerolo frutto del lavoro svolto a scuola sul loro vissuto durante la pandemia, in risposta alla domanda su cosa abbiano imparato di se stessi da questa situazione.

A raccoglierle è il professore di filosofia Alessandro Albarello che dirige il giornale dell’istituto ‘Onda d’Urto’ - su cui alcune analisi degli studenti vengono pubblicate - e che accompagna i ragazzi nella rielaborazione del loro vissuto, facendo dei limiti della didattica a distanza un mezzo per raggiungerli e instaurare con loro una relazione nuova.

“Durante questo anno scolastico è emersa l’esigenza di sostituire i colleghi assenti anche in didattica a distanza in modo da evitare che gli studenti si sentano abbandonati. Ma fare una sostituzione o una supplenza, in questa situazione, è complicato – rivela Albarello –. Spesso ci si ritrova a lavorare con una classe nuova, per un’ora sola, e con l’esigenza di non interferire con ciò che ha insegnato il collega finora. Con tutti i limiti del non trovarsi in presenza”. Al professore però non andava di costringere gli studenti a rimanere collegati in dad (didattica a distanza) senza un obiettivo condiviso e di limitare la sua funzione a quella di ‘sorveglianza’: “Ho quindi deciso di mettere a frutto il paradigma a cui tengo per cui la crisi è un’occasione. E ho visto che con i ragazzi funziona: la crisi può essere rielaborata in modo utile”.

Nelle ore di sostituzione in didattica a distanza le classi hanno quindi cominciato a scoprire ciò che stanno imparando dal lockdown e dalla pandemia e la partecipazione è stata attiva, come sottolinea Albarello: “Pur non vincolandoli a inviarmi le loro riflessioni, e nonostante abbia specificato che non sarebbero state oggetto di valutazioni, tutti i ragazzi incontrati finora hanno partecipato mandandomi i loro scritti. Si tratta di una quindicina di classi in tutto”.

Alcune riflessioni sono succinte, altre profonde e complesse, altre ancora spiazzanti per chi insegna, come quella della studentessa che sostiene di aver imparato di più dal lockdown che da un anno di scuola. “Se un ragazzo dice che la scuola può essere non efficace va ascoltato. Questa riflessione rivela comunque che le esperienze molto forti spesso insegnano più di quelle standardizzate” commenta Albarello.

Le risposte che arrivano dagli studenti sono più intriganti e mature di quanto gli stessi autori credano, secondo il professore: “Rivelano una forte capacità comunicativa. Inoltre, dall’inizio della pandemia, con il passare del tempo, sono diventate sempre più profonde e l’attenzione si è spostata sulla propria identità. Tanti studenti dicono che in questo tempo sono riusciti a concentrarsi su cosa vogliono realmente, abbandonando l’abitudine di stare ad ascoltare cosa vogliono gli altri da loro”.

Ma c’è anche chi non risponde o chi invia riflessioni concise: “Spesso sono gli studenti che soffrono di più e, d’altronde, il loro malessere è sotto i nostri occhi quotidianamente. Anche se rappresentano una fetta minoritaria dei ragazzi che frequentano la scuola, il loro numero cresce”. Non tutti quindi sono sprofondati nella sofferenza ma, sicuramente, è comune la perdita di spensieratezza: “Forse potevano permettersela ancora per qualche anno ed è comunque segno che la maturazione di questa generazione è stata anticipata”.

Anche i professori sembrano aver imparato qualcosa di nuovo da questa esperienza. “Negli ultimi giorni, più colleghi mi hanno comunicato che hanno letto ‘Onda d’Urto’ e che il numero è piaciuto – racconta Albarello –. Personalmente ho imparato ad accogliere le critiche verso la scuola, e le accuse di aver sbagliato qualcosa, senza offendermi. ‘È interessante: spiegami meglio’ è la frase con cui ora accolgo le loro riflessioni”.

Elisa Rollino

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