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Cronaca | 10 gennaio 2021, 13:35

Il ricordo di Fassio, l’architetto torinese che si innamorò del Pinerolese

Consigliere della Fondazione Accorsi, aveva scelto la collina di Frossasco come casa, contribuendo alla valorizzazione artistica e museale del territorio

Giorgio Fassio

Giorgio Fassio

Il Pinerolese ha perso un estimatore delle sue bellezze artistiche e delle sue potenzialità museali, nonché una figura ponte con Torino per la valorizzazione degli spazi espositivi locali. Giorgio Fassio, architetto, presidente del Lions Club Cumiana Val Noce e consigliere della Fondazione Accorsi- Ometto di Torino, è scomparso mercoledì 6 gennaio. Al suo funerale, venerdì pomeriggio a Frossasco, c’era tutto il Lions Club e il consiglio d’amministrazione della Fondazione.

Settantanovenne, Fassio combatteva da anni con un brutto male: “Gioviale e simpatico, fino all’ultimo non ha mai lasciato trasparire il dolore e la sofferenza” racconta Elvi Rossi, anche lui socio Lions, e a cui era legato da un rapporto di amicizia. La sua forza è stata alimentata dalla moglie: “Laura gli è sempre stata vicina: una donna forte e intelligente che ha la capacità di essere presente e attenta seppur con discrezione”.

Fassio era un figura che faceva da ponte tra il Pinerolese e Torino. Nel capoluogo aveva il suo studio e manteneva rapporti con Maria Pia Dal Bianco uno dei punti di riferimento per l’architettura. “Era riuscito a portare Dal Bianco a Pinerolo per un sopralluogo al Museo Etnografico” ricorda Ezio Giaj, presidente del Consorzio Vittone, ex gestore dei musei di Pinerolo.

Ma il suo legame era profondo anche con il Museo regionale dell’emigrazione dei piemontesi nel mondo di Frossasco, con i Lions, infatti, aveva contribuito all’acquisto di attrezzature e al rifacimento della facciata. “La sua disponibilità era davvero eccezionale – continua Giaj –. Era al centro dei rapporti possibili tra la Fondazione Accorsi e i musei pinerolesi”.

Legato al territorio in cui viveva, Fassio si trasferì da Torino alla collina di Frossasco una ventina di anni fa: “Era un pinerolese a tutti gli effetti, non per nascita ma per il legame profondo nel posto in cui aveva deciso di vivere. Affabile, intelligente e con grande capacità relazionale, era innamorato di questo territorio – rivela Elvi Rossi e si posizionava sempre in prima linea per la valorizzazione dell’arte, contribuendo anche al restauro di chiese e cappelle”.

Elisa Rollino

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