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Attualità | 06 ottobre 2020, 08:30

Viaggio tra i vigneti eroici del Pinerolese: dal Ramie al Barbera, la passione per il vino valorizza il territorio [VIDEO e FOTO]

Dal recupero dei muretti a secco al lavoro a mano nei vigneti eroici, passando per realtà che ritornate in campagna portando l’arte in mezzo all’uva: il reportage nel Pinerolese

Viaggio tra i vigneti eroici del Pinerolese: dal Ramie al Barbera, la passione per il vino valorizza il territorio [VIDEO e FOTO]

Passione per la viticoltura, amore per il territorio e una straordinaria varietà di prodotti e d’offerta. Il viaggio tra i vigneti eroici del Pinerolese fa tappa a Pomaretto e a Pinerolo, in un percorso sorprendente. E’ da questo terreno a prima vista inadatto al vino che produttori locali sempre più giovani tirano fuori un prodotto dal potenziale notevole, nato tra montagne con terreni sassosi e forti pendenze. Un ambiente ostile, adatto a pochi: a chi, ancora oggi, sente scorrere nelle proprie vene l’amore per la viticoltura.

La passione per la propria terra è chiara negli occhi e nell’entusiasmo di Nicolò Refourn, agricoltore di Pomaretto: le sue giornate le trascorre sui terrazzamenti di montagna, in mezzo alle viti da cui viene prodotto il Ramie, eccellenza della Val Germanasca. Un lavoro duro, a tratti massacrante, ingrediente essenziale per tirare fuori dai vitigni autoctoni Avanà, Avarengo, Becuet e Chatus un prodotto unico.

La peculiarità di questi vitigni è che sono molto resistenti alla climatologia del luogo: abbiamo estati molto calde e siccitose, diverse piante si sono adattate nel tempo a queste caratteristiche” spiega. Un tempo vigneti pluri varietali in un solo luogo servivano a garantirsi una produzione, ma il cambiamento climatico ha permesso di alzare la qualità del prodotto rispetto al passato: il vino che allora era visto come alimento per una forma di sostentamento, oggi è diventato un prodotto commercializzato il cui valore è sempre più riconosciuto.

Ma cosa significa lavorare ogni giorno in una vigna inagibile alle macchine, da percorrere su e giù senza sosta alcuna? “Lavorare qui nei vigneti di Pomaretto è qualcosa di veramente eroico, non solo perché si è in montagna, ma perché gli unici mezzi motorizzati che entrano nei vigneti sono il decespugliatore e l’atomizzatore per effettuare i trattamenti” racconta Nicolò. Ecco allora che la maggior parte delle operazioni viene svolta in vigna, a mano, sulle gambe di quegli agricoltori la cui età media si è improvvisamente abbassata: sono loro, in prevalenza, a garantire la manutenzione quotidiana dei vigneti e a realizzare i trattamenti anticrittogamici. 

 

"Queste operazioni - conferma Nicolò Refourn - sono difficili. Abbarbicarsi per questi terrazzamenti è duro: la parte anziana dei viticoltori sta pian piano abbandonando, lasciando il posto ai giovani che hanno qualche forza in più per muoversi su un terreno così complicato”. 

Chi da oltre un decennio lavora per il territorio, per valorizzarlo e allo stesso tempo metterlo in sicurezza è Danilo Stefano Breusa, sindaco di Pomaretto: “Con il mio arrivo a sindaco nel 2009 abbiamo ripreso e creduto molto in quello che voleva dire viticoltura: per il rispetto del territorio e la salvaguardia dello stesso, dall’assetto idrogeologico”. “I progetti che abbiamo portato avanti si localizzano per il recupero dei muretti a secco: possiamo dire che abbiamo portato avanti queste attività con fondi comunali ed europei per recuperare questo territorio, un versante quasi verticale rispetto al borgo vecchio” spiega Breusa.

Con il passare del tempo, anno dopo anno, il primo cittadino ha visto le nuove generazioni farsi largo all’interno di un settore di antica tradizione: “Nel 2009 avevamo due realtà importanti che producevano vino Ramie, nel 2020 siamo arrivati a 6 produttori: è un segno tangibile e importante, perché questi nuovi produttori sono dei giovani che credono in questo prodotto espressione del territorio”.

Il sogno, o meglio obiettivo concreto, del sindaco, è quello di vedere sempre più turisti e amanti del vino passeggiare lungo la strada dei vini, magari fermandosi a degustare un buon bicchiere di Ramie ascoltando le storie di chi ogni giorno si muove tra i vigneti eroici. Per velocizzare questo processo, le idee non mancano di certo: “In questo momento si sta lavorando per la realizzazione e ricostruzione dei Ciabot all’interno dei vigneti al fine farne un centro di degustazione  e divulgazione, per far conoscere il vino del territorio”. “Prima di gustare un vino di montagna, bisogna vedere con i propri occhi quali sono veramente le realtà alle spalle dei vini eroici” conclude Brusa.

 

Spostandosi di una ventina di chilometri da Pomaretto alla collina di Pinerolo la realtà cambia radicalmente. L’azienda agricola Bea Merenda con Corvi, disposta su tre ettari di terreno, aggiunge alla passione per il vino quell’hospitality che non t’aspetti nel Pinerolese: ad accogliere appassionati di vino e turisti è un casolare di tre alloggi con piscina completamente ristrutturato, immerso nei vigneti e negli ulivi, tra opere d’arte che fanno da cornice a una vista mozzafiato.

Nelle vesti di padrone di casa Andrea Romano, figlio di Francesco: “Siamo qui perché mio padre, dopo aver abbandonato la campagna, diceva di aver la sensazione di aver lasciato qualcosa di incompleto da voler portare a termine”. La proprietà è stata acquistata nel ’99 e in vent’anni la famiglia ha dedicato le giornate alla ristrutturazione del casolare e alla realizzazione del vigneto. Qui il vino è trattato come un piccolo tesoro da custodire e la passione trasmessa dagli amici vignaioli delle Langhe a Francesco si respira nell'aria.

La realtà è piccola, la ricerca dell’eccellenza e della cura dei dettagli quasi maniacale: “Il vero lavoro viene fatto in vigna, mentre in cantina si era solo di non rovinarlo e lo scopo è commettere meno errori possibili". Ed è proprio nell’ambiente ombroso e fresco, dove una parte avvengono le lavorazioni e dall’altra l’affinamento che prende vita la produzione del vino: “Produciamo 3.500 bottiglie l’anno: 2.000 di Barbera, 700 di Nebbiolo, 350 di Pinot e 400 di Merlot. L’ossatura è il Barbera, che rappresenta le nostre radici, ma la volontà di sperimentare qualcosa di nuovo ci ha spinto a impiantare vitigni internazionali” racconta Andrea Romano. Il vino subisce un affinamento molto leggero nella barricaia e il risultato è quello di un prodotto di qualità assoluta.

Se il vino è l’assoluto protagonista, un ospite dell’azienda agricola Bea Merenda con Corvi non può non rimanere affascinato dalle opere d’arte presenti ovunque. Dalla piscina ai vigneti, passando per il percorso che unisce gli ulivi al vitigno di Barbera, la location trasmette la forte passione di Francesco Romano per l’arte: “Il forte legame con l’arte non è solo fine a se stesso, ma viene dalla terra. L’arte povera è legata a materiali semplici, che trovi ogni giorno. Il nostro legame con la terra è indissolubile: noi siamo custodi di questo lembo di terra, non ne siamo i proprietari. Abbiamo il dovere di portarlo avanti e vivere questo rapporto nella maniera più intima e intensa possibile”. 

Merenda con Corvi nasce così, dal suo amore per la terra e dalla passione per la viticoltura abbinata all’arte, poi trasmessa al figlio Andrea: “A volte qualcuno ti dice: ‘Chi te lo fa fare di passare il sabato e la domenica a lavorare sul trattore?’ Ma la sera quando arrivi stanco morto guardi le tue piante, gli parli e qualcuno dice anche che ci capiscano”. 

 

 

 

Andrea Parisotto

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