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Attualità | 06 settembre 2020, 13:41

“Il posto giusto” di Pinerolo riapre col sorriso degli occhi

Il centro che fornisce colazioni e pranzi alle persone in difficoltà, riparte dopo il lungo stop

“Il posto giusto” di Pinerolo riapre col sorriso degli occhi

«Mancano le strette di mano e gli abbracci che, in certi casi, erano molto importanti. Ma sorridiamo con gli occhi a chi viene a trovarci: il sorriso con gli occhi è più spontaneo». Martedì 1° settembre ha riaperto “Il posto giusto” nel centro sociale di via Lequio 36 a Pinerolo. Lo spazio fornisce colazioni e pranzi alle persone in difficoltà, dal lunedì al venerdì, ma è soprattutto un luogo di accoglienza e di incontro, capace di orientare sui servizi di assistenza presenti sul territorio. In tutto ci lavorano una dozzina di persone tra borse lavoro, volontari...

Dal 17 dicembre 2017, quando ha aperto le porte, il centro è diventato un luogo di riferimento, non tanto per il cibo, quanto per la compagnia e l’aiuto che gli operatori sanno fornire.

«Questo lo abbiamo capito chiaramente durante il periodo di chiusura per il lockdown, quando fornivamo un servizio alternativo con la distribuzione di panini – rivela il responsabile del servizio Fabio Belli della cooperativa Il Raggio –. Prima della chiusura, a pranzo, avevamo 40-50 persone, mentre di sacchetti con i panini ne distribuivamo una dozzina». Venivano consegnati dalla finestre, attraverso le sbarre, in una Pinerolo deserta per il lockdown. Una scena che Belli definisce «terribile», ma non c’erano alternative, viste le norme e i divieti vigenti per contrastare la diffusione del virus.

In queste settimane prima della riapertura, molti gli telefonavano per avere informazioni o lo fermavano in strada per fare due parole, segno che mancava loro quel luogo di incontro e il calore umano che sapeva trasmettere. «Volevamo riaprire a maggio, ma era impossibile, perché non avremmo avuto cibo da offrire, visto che le scuole erano chiuse e le case di riposo blindate» spiega Belli.

La ripartenza è stata graduale, con piccoli numeri che crescono progressivamente, grazie al passaparola, ma anche al rientro degli stranieri dopo la stagione estiva. In questi giorni c’è anche chi è passato di lì non per una colazione o un pranzo, bensì per un saluto e per raccontare come era riuscito a rifarsi una vita altrove, seppur in un momento così complicato, con negli occhi la gratitudine per l’aiuto ricevuto nei momenti difficili.

Marco Bertello

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