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Sport | 29 giugno 2020, 12:40

Portava il garbo e l’eleganza nel campo da calcio a Cavour: è scomparso Ivan Cioverchia

Per anni dirigente locale, aveva giocato nelle giovanili del Torino. Lo sport per lui era stato anche un pretesto per stringere amicizie durate una vita

Ivan Cioverchia al centro (foto di Giuseppe Petenzi)

Ivan Cioverchia al centro (foto di Giuseppe Petenzi)

Un uomo che faceva la differenza per garbo e disponibilità sul campo da calcio, da cui faceva fatica a star lontano nonostante la malattia, così come nella vita quotidiana. Si è spento ieri, all’età di 73 anni, Ivan Cioverchia, pinerolese, dirigente del Cavour calcio. «Prima del fischio d’inizio della patita capitava che giocatori della squadra avversaria, ma che erano passati nel Cavour, lo andassero a salutare: era una persona che rimaneva nel cuore», Simone Lorenzati, giornalista che segue da anni il Cavour, riporta la scena non abituale nel mondo agonistico ma a cui aveva assistito.

Originario di Macerata, giunto a Cavour con la propria famiglia per il lavoro del padre, la sua storia si intrecciò subito con quella di “Peo”, Giuseppe Cannale, altro dirigente storico del Cavour scomparso a marzo di quest’anno. Trasferito a Cavour dalla Calabria, “Peo” visse alcuni anni con la famiglia di Cioverchia e l’amicizia dei due rimase salda nel tempo.

Cannale non era l’unico amico profondo di Cioverchia e il Cavour calcio è stato oltre a una passione un pretesto per condividere assieme la vita. Walter Avaro, anche lui dirigente della squadra gli è stato accanto finché ha potuto, assistendolo nel periodo difficile del lockdown: «Da anni tutte le mattine alle 10,30 si prendeva il caffè assieme e poi il fine settimana ci si ritrovava in campo. Se qualcuno mi chiedesse di trovare un difetto di Ivan, sarebbe veramente difficile riuscirci». L’orgoglio di essergli stato amico supera a tratti la commozione per la sua scomparsa: «Era un vero e proprio signore dai modi garbati, elegante nel vestire come nel parlare. Non si arrabbiava mai ma al tempo stesso si distingueva per spirito critico. Tuttavia non diceva mia una parola di troppo anche nei confronti degli avversari».

La passione del calcio, ereditata dal figlio Lorenzo, lo aveva portato a giocare con le giovanili del Torino finché un infortunio alla caviglia non bloccò la sua carriera agonistica. Il lavoro invece lo aveva spinto a viaggiare: nel Sessantotto era a Parigi e agli amici non sono mai mancate le sue cronache delle manifestazioni studentesche di quegli anni che l’avevano decisamente colpito.

Ai bei modi associava costanza e impegno: «Non ha mai mollato. Anche quando gli è stata diagnosticata la stessa malattia per cui aveva perso la moglie poco tempo prima, ha continuato a venire al campo» ricorda Marco Bianciotto, anche lui dirigente negli ultimi tre anni assieme a Cioverchia. «Una persona fantastica e  una presenza importante per tutti noi» aggiunge Bianciotto. Il funerale sarà domani, martedì 30 giugno, alle 10, alla Chiesa parrocchiale del Murialdo a Pinerolo 

Elisa Rollino

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