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Attualità | 16 novembre 2020, 17:09

Legambiente Val Pellice: «I Comuni stoppino gli abbruciamenti in deroga»

L’associazione ambientalista è pronta a dare battaglia su una scelta che «è dannosa per l’ambiente e per le Amministrazioni»

Legambiente Val Pellice: «I Comuni stoppino gli abbruciamenti in deroga»

Legambiente Val Pellice ha lanciato il suo appello per fermare le deroghe al divieto di abbruciamento imposto dalla Regione, dal 1° novembre al 31 marzo.

Contestualmente al provvedimento di divieto, la Regione ha lasciato la possibilità ai Comuni di concedere delle deroghe e molti in vallata l’hanno fatto.

Per l’associazione ambientalista, però, è una decisione non accettabile, tanto che ha scritto alle Amministrazioni per chiedere un passo indietro: «Sono provvedimenti che danneggiano la salute pubblica e minano gli sforzi che si stanno compiendo per ridurre le concentrazioni di pm10 in atmosfera, ma sono anche pericolosi per le Amministrazioni comunali, che in maniera non informata e anche nella convinzione di agevolare alcuni cittadini nello smaltimento di potature e residui, si sobbarcano responsabilità legali ed economiche con conseguenze che potranno essere molto rilevanti per i Comuni».

Legambiente spiega come, da un lato, i roghi di materiale vegetale, siano «una eccezionalmente rilevante di pm10». Dall’altro mettono in luce come l’iter per concedere una deroga sia delicato:  «Le Amministrazioni devono farlo a valle di una valutazione di condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali e agiscono in piena responsabilità degli effetti sulla salute umana». Per l’associazione c’è il rischio, per esempio, che le sanzioni europee per lo sforamento del pm10 si ribaltino sui Comuni. Inoltre ritiene che le deroghe, come fatte in Val Pellice, favoriscano gli abbruciamenti serali, «con il risultato di favorire una stratificazione degli inquinanti prossima al suolo, ovvero laddove maggiormente dannosa per la popolazione locale». Infine ritengono che le autorizzazioni nel fine settimana vadano a vantaggio non solo degli operatori agricoli, ma anche dei proprietari di orti e giardini, che secondo Legambiente non è una cosa ammissibile, perché dovrebbero fare compostaggio o conferire nel cassonetto delle potature e degli sfalci.

«La nostra associazione è pronta a dare battaglia legale a livello regionale contro questa situazione, perché si va a toccare uno dei pilastri della lotto all’inquinamento del bacino padano» anticipa il vicepresidente Andrea Crocetta.

Marco Bertello

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