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Scuola e formazione | 19 ottobre 2020, 17:52

Dall’emergenza sanitaria all’Engim di Pinerolo è nato un orto didattico, che aiuta i ragazzi a crescere

Il progetto è curato dagli iscritti al secondo anno del Prelavorativo e sostituisce lo stage in azienda

Dall’emergenza sanitaria all’Engim di Pinerolo è nato un orto didattico, che aiuta i ragazzi a crescere

Un terreno incolto è diventato un piccolo orto dove i ragazzi curano e vedono crescere le loro piante. Un progetto nuovo lanciato dall’Engim di Pinerolo e affidato alle mani degli iscritti al Prelavorativo, il corso dedicato a chi ha più di 16 anni e ha disabilità cognitive.

«Per via del lockdown non abbiamo potuto far fare lo stage agli iscritti della prima dell’anno scorso, che normalmente si svolgevano in supermercati, aziende agricole, vivai o mense scolastiche e, vista la situazione attuale, era impossibile recuperarlo, con le misure anti-Covid in vigore – racconta il formatore Andrea Botto –. Così ho messo in piedi un’idea che avevo da tempo: realizzare un orto».

L’idea è maturata l’8 settembre e 8 giorni dopo gli alunni si erano già rimboccati le maniche per dar corpo al progetto.

«La parrocchia del Murialdo ci ha concesso di usare una parte di terreno incolto e i ragazzi si sono dati da fare per togliere l’erbacce e pulirlo – spiega il formatore –. Dopodiché hanno preso bancali di recupero e li hanno trasformati in cassoni con un telo da paciamatura per fare una coltura a letti rialzati». Durante i lavori di pulizia sono state trovate delle piantine di erba cipollina e menta, che sono state recuperate e ripiantate nel nuovo orto. Dove, assieme alle erbe aromatiche e i fiori, si trovano diversi tipi di verdure stagionali, dai cavoli ai porri, passando per i finocchi e l’insalata.

Occuparsi delle loro colture è un aiuto importante per i ragazzi: «Stanno imparando che possono prendersi cura di qualcosa e vederne i risultati. Inoltre, in un confronto che abbia fatto, hanno messo in luce come questa attività li rilassi e permetta di vedere il brutto, cioè il terreno incolto, trasformarsi in bello, grazie al loro lavoro» commenta Botto. L’intenzione è di sviluppare il progetto: «Intanto ci piacerebbe donare i frutti dell’orto a realtà come case famiglia, ma anche dare i nostri sfalci e le potature ad Acea, visto che usiamo il loro compost per le nostre piante, così da realizzare un piccolo esempio di economia circolare». 

Marco Bertello

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