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Eventi | 30 maggio 2020, 18:00

Quarant’anni di parchi nel Pinerolese: i compleanni di Orsiera Rocciavrè e Val Troncea

Nei decenni sono cambiati obiettivi e fruizione. E c’è l’incognita del turismo estivo con distanziamento sociale

Quarant’anni di parchi nel Pinerolese: i compleanni di Orsiera Rocciavrè e Val Troncea

Hanno compiuto entrambi 40 anni, uno il 16 maggio, l’altro oggi, 30 maggio: sono il Parco Val Troncea e il Parco Orsiera Rocciavrè.

Il primo ha sede a Pragelato e i 3.280 ettari dell’Area protetta occupano la parte superiore del bacino del torrente Chisone. Mentre il secondo ha una superficie di 10.947 ettari e si estende su tre valli: Val di Susa, Val Chisone, Val Sangone. I Comuni interessati sono 11: Bussoleno, Chianocco, Coazze, Fenestrelle, Mattie, Meana di Susa, Roure, San Giorio di Susa, Susa, Usseaux, Villar Focchiardo. Il nome arriva dalle due cime più significative: Orsiera (2890 metri) e Rocciavrè (2778) e le sedi sono a Bussoleno e Fenestrelle.

Dal 2012 fanno parte dell’Ente di gestione dei Parchi delle Alpi Cozie, a cui fanno capo altri due parchi quarantenni: Laghi di Avigliana e Gran Bosco di Salbertrand.

«Nel 1980 la situazione faunistica era molto diversa rispetto a quella attuale. Vedere un camoscio, un cervo o un’aquila, era raro e quindi salvaguardare i luoghi in cui la naturalità era alta rappresentava un imperativo» ricorda il direttore dell’Ente di gestione dei Parchi delle Alpi Cozie, Michele Ottino. Il Parco della Val Troncea, per esempio, fu uno dei pochi casi di Aree protette “nate dal basso”: «L’iniziativa fu del Comune di Pragelato che intuì i vantaggi. L’area si caratterizzava per essere poco antropizzata, la situazione faunistica era singolare e la flora particolarmente interessante, tanto che veniva chiamata “Valle dei fiori”».

Rispetto agli anni Ottanta le cose sono completamente cambiate: «Allora la necessità prevalente era la conservazione per preservare i ritorni di alcune specie. Non c’erano, ad esempio, stambecchi ed era impossibile avvistare un avvoltoio. Ora è ricca la presenza degli ungulati, abbiamo sia gipeti e che grifoni ed è tornato anche il lupo». L’attenzione si è quindi spostata dalla conservazione alla fruizione: «Il territorio è stato attrezzato, sono nati i servizi formativi, le pubblicazioni, i centri visita e i musei».

È cambiato anche il fruitore tipo del Parco: «Per semplificare: all’inizio si trattava prevalentemente di persone in cerca di un’area per fare un picnic. Ora la sensibilità è aumentata: ci si reca in un parco naturale per attività sportive o di carattere culturale».

Custodi del delicato equilibrio tra ricchezza faunistica e floristica e presenza umana, i guardiaparco hanno un ruolo fondamentale. Domenico Rosselli è responsabile dell’area vigilanza e verifica quotidianamente sul campo quali siano le sfide per i futuro: «Con l’avvento di Rete Natura 2000, strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità, sono state assegnate in gestione all’Ente una serie di Zone Speciali di Conservazione e Zone di Protezione Speciale. Si è quindi ingrandito il territorio da monitorare mentre a causa dei pensionamenti è ridotto il numero dei guardiaparco in servizio». Il timore è che l’emergenza sanitaria possa cambiare gli orientamenti di spesa degli enti pubblici e quindi non favorire le assunzioni di personale da tempo auspicate. Nel frattempo, Rosselli alimenta un sogno che spera si concretizzi in futuro: «Avremmo bisogno di un’Area biodiversità come già esiste in altri enti. Composta da funzionari con competenze faunistiche e forestali, si occupa di problemi relativi ad compatibilità di attività e conservazione e di valutazioni di incidenza ambientale».

Nel futuro più prossimo c’è intanto una stagione turistica che si preannuncia impegnativa. «È possibile che, a causa delle limitazioni agli spostamenti e alla frequentazione di luoghi affollati come le spiagge, il Parco naturale diventi una possibilità di sfogo – riflette Ottino –: ci aspettiamo per quest’estate un numero di visitatori elevato. Si presenteranno quindi problemi dal punto di vista dei controlli poiché dovremo evitare che si formino assembramenti di persone». «Sarà probabilmente un turismo di giornata o legato al weekend, torneranno ad essere usate le seconde case. Il Parco dovrà avere un ruolo in questa riorganizzazione del turismo, mettendo in campo strumenti finalizzati a mitigare le difficoltà anche delle categorie professionali dell’indotto come quella delle guide» aggiunge Rosselli. Intanto le strutture del Parco si preparano alla riapertura: «I centri visita seguiranno regole simili a quelle per i musei: mascherine, contingentazione degli ingressi, entrate e uscite separate» annuncia Ottino. I cambiamenti però investiranno anche l’organizzazione di attività svolte all’aperto e Rosselli vede già i primi problemi: «Sarà difficile riuscire ad organizzare un servizio navetta economicamente sostenibile visto che il numero passeggeri dovrà essere ridotto. Così anche le gite andranno riorganizzate per una decina di persone. Dovremo poi tenere in considerazione la situazione difficile in cui si trovano i rifugi alpini».

Sono mesi di trasformazioni, quindi, e si avverte in maniera particolare la mancanza di un presidente dell’ente gestore. Saltata la nomina alla fine dello scorso anno, ora si attende che Regione Piemonte riapra un bando per le candidature: «La gestione procede ma manca la funzione di indirizzo e il problema si concretizza nell’impossibilità di approvare il piano triennale per il fabbisogno di personale: rischiamo quindi di perdere opportunità di assunzioni. Inoltre sono bloccate delle variazioni di bilancio che ci permetterebbero di adeguare alcune strutture alle nuove esigenze».

Elisa Rollino

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