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Al Direttore | 21 febbraio 2020, 16:21

«Le Foibe: la storia violentata»

Una lettera del Comitato Val Pellice per la difesa dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana

«Le Foibe: la storia violentata»

Pubblichiamo di seguito una lettera scritta in occasione del giorno del ricordo delle vittime delle Foibe da Lorenzo Tibaldo, presidente del Comitato Val Pellice per la difesa dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana.

Come ogni anno in occasione del Giorno del ricordo il dramma delle Foibe è manipolato politicamente in modo spudorato dalla Destra. Peggio ancora: sono abusate e strumentalizzate proprio le vittime di quei tristi fatti. Usate a fini politici.

Premessa fondamentale: le Foibe non possono trovare alcuna giustificazione, è un dramma che deve essere conosciuto e approfondito, ma in modo corretto.

Non bisogno dimenticare la forte e violenta politica messa in atto a partire dagli anni Venti del secolo scorso nei territori annessi all’Italia dopo il Trattato di Rapallo del 1920. Gli abitanti di etnia slava furono oggetto di espropri, costretti a lasciare le loro terre, fu cambiata la toponomastica, vietata la lingua slava in tutte le scuole e luoghi pubblici. Le persone furono costrette a italianizzare anche i propri nomi e fu perfino impedito di usare la propria lingua sulle lapidi delle tombe. Dalle terre annesse all’Italia dopo la Prima guerra mondiale, le violenze fasciste costrinsero alla fuga più di 80.000 sloveni, croati, ungheresi. Mussolini nel suo discorso a Pola nel settembre 1920 era stato chiaro: “Di fronte a una razza come quella slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone”.

Con l’aggressione alla Jugoslavia, dal 1941 al 1943, migliaia di slavi furono uccisi durante la repressione operata dall’esercito italiano e dallo “squadrismo di guerra”. Rastrellamenti, villaggi incendiati, esecuzioni sommarie, internamento. Oltre 100.00 civili montenegrini, croati e sloveni (vecchi, donne, bambini) furono deportati nei campi di concentramento preparati dall’esercito italiano per la sola colpa di essere congiunti, parenti o conoscenti di “ribelli”. In questi campi disseminati dalle isole di Molat e Rab/Arbe in Dalmazia fino a Gonars nel Friuli, morirono di stenti ed epidemie oltre 16.000 persone.

Il generale Robotti, Comandante nel 1942 dell’XI Corpo d’Armata Italiano in Slovenia e Croazia, si lamentava che “si ammazza troppo poco”, perché non si era drastici nel passare per le armi i presunti ribelli e complici (e parenti). Il suo diretto superiore Mario Roatta, non soddisfatto, ricordava: “Non dente per dente, ma testa per dente”. L’esercito italiano, al fianco di quello tedesco, si rese responsabile di rappresaglie non meno feroci di quelle operate in Italia dai tedeschi, colpendo civili inermi e radendo al suolo interi villaggi e borgate. Un esempio per tutti: la strage a Lipa il 30 aprile 1944, operata da nazisti e fascisti, nella quale 269 vecchi, donne e bambini furono sterminati; fucilati e in parte rinchiusi in un edificio dato alle fiamme.

Si potrebbe continuare.

Questo giustifica le Foibe? Assolutamente no. Contestualizzare non significa giustificare, tuttavia non farlo significa rimuovere e mistificare con la storia anche la memoria. Si tratta di comprendere le radici di tanto odio e violenza, ricordando ciò che il fascismo ha inflitto con ferocia a quelle popolazioni, seminando morte e distruzione.

Lorenzo Tibaldo

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