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Economia e lavoro | 01 aprile 2020, 08:20

Coronavirus, in Piemonte sono 8.350 le richieste per i fondi di sostegno per gli artigiani: cassa per oltre 33mila dipendenti

Felici (Confartigianato Piemonte): "Servono misure eccezionali: salvare micro e piccole imprese vuol dire salvare il futuro"

Coronavirus, in Piemonte sono 8.350 le richieste per i fondi di sostegno per gli artigiani: cassa per oltre 33mila dipendenti

Oltre ottomila richieste (per la precisione 8.350) per un totale di oltre 33mila dipendenti. E' questo - dal 16 marzo a venerdì scorso, 27 marzo, il dato (per ora parziale) delle richieste che in Piemonte sono pervenute per accedere al Fondo di solidarietà bilaterale artigiano dopo l'emergenza Coronavirus e il relativo lockdown. Lo riferisce l'Ebap (Ente Bilaterale Artigianato Piemontese) per l’utilizzo del Fondo di sostegno bilaterale artigianato. 

A livello provinciale le richieste pervenute arrivano soprattutto da Torino (3800), mentre 1400 sono arrivate da Cuneo, 881 da Alessandria, 820 da Novara, 433 da Asti, 416 da Biella, 330 nel VCO, e 270 a Vercelli.

"Il Fondo serve per coprire le necessità immediate e permettere gli artigiani di non dover licenziare il personale o chiudere la propria attività – dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – Questa è una prima boccata di ossigeno ma le risorse che occorrono sono sicuramente più importanti. Il sistema dell’artigianato è fatto di micro e piccole imprese che potrebbero facilmente essere spazzate via alla fine della pandemia. Quello che bisogna attivare è un vero e proprio impulso imprenditoriale e sostenere le imprese già duramente provate da un decennio di crisi".

"Dopo queste settimane di blocchi e di consumi quasi azzerati, – aggiunge Felici – le nostre imprese sono in grave difficoltà, e se la situazione si protrae si rischiano fallimenti a catena con gravi conseguenze per i dipendenti e le loro famiglie. È certo che i piccoli sono quelli più duramente colpiti. Dalle istituzioni e dalla politica ci aspettiamo che sappiano mettere in campo misure eccezionali e straordinarie. Servono risorse ma soprattutto idee su come reperirle. Un Piano Marshall non arriverà dall’altra parte dell’Oceano, bisognerà che a vararlo sia l’Europa. In questo momento non è sufficiente qualche bonus né normali strumenti di finanziamento bancario, serve un’azione che riesca a mobilitare risorse imponenti destinate alle imprese, in modo veloce e capillare. Occorre, inoltre, assicurare con chiarezza e con buon anticipo che saranno rinviate tutte le scadenze di pagamento di aprile, maggio e giugno, a cominciare dai pagamenti dell’Imu sui capannoni che in questo momento non sono produttivi".

“Bisogna –conclude Felici– iniettare nel sistema imprenditoriale una dose importante di liquidità per sostenere le imprese più piccole che sono la stragrande maggioranza e che si reggono in gran parte sul flusso di cassa. Serve un ponte per permettere alle aziende di superare questo momento gravissimo, che rischia di estinguere le nostre botteghe artigiane. Se riusciamo a salvare le imprese dalla catastrofe, salviamo il lavoro e il futuro per le generazioni a venire”.

M.Sci

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