Hanno portato i gusti del Pinerolese e del Piemonte sulle tavole argentine con una missione culturale. Dal 6 al 28 agosto i professori pinerolesi Franco Brignone e Giuseppe Lo Bello sono volati a San Francisco, nella provincia di Córdoba, per un progetto incentrato sull’autentica cucina piemontese e sulla memoria dei flussi migratori dei primi del ’900.
L’iniziativa nasce dall’incontro avvenuto lo scorso marzo a Pinerolo con la delegazione argentina, venuta in città in vista del trentennale del gemellaggio.
Inizialmente il progetto doveva avviarsi con l’istituto Prever, ma questa soluzione non si è concretizzata. Brignone e Lo Bello hanno così scelto di rispondere a titolo personale all’invito argentino per non disperdere il lavoro svolto.
In collaborazione con Josè Joize Bayra, referente della ‘Familia Piemontesa’ di San Francisco, i due docenti hanno presentato ai ristoratori della città una selezione di antipasti e primi piatti tradizionali del Pinerolese e del Piemonte. Ogni locale ha così potuto scegliere la ricetta più affine alla propria offerta e inserirla in menu per tutto il periodo delle celebrazioni.
L’attività ha visto anche laboratori pratici dedicati alla popolazione locale che è composta da moltissimi discendenti piemontesi. “Abbiamo mostrato l’esecuzione originale di ricette tradizionali come la bagna caoda, confrontandole con le varianti tramandate negli anni” spiega Brignone.
Il 16 agosto, per il ‘Día del Migrante Piemontés’, hanno tenuto uno show cooking sui risotti. “Tra i piatti proposti per quella giornata anche il vitello tonnato e un brasato al Barolo esaltato dall’ottima carne argentina”, racconta Brignone. I docenti hanno portato anche prodotti con la menta di Pancalieri in omaggio a uno dei fondatori di San Francisco originario di lì.
L’accoglienza della comunità è stata straordinaria, segnata dal profondo valore emotivo delle ricette legate ai ricordi d’infanzia dei nonni. “Alcuni ci fermavano per strada chiedendoci una foto, con una cortesia e un calore umano che portiamo davvero nel cuore. Altri ci chiedevano di parlare piemontese, dialetto che li riportava alla loro fanciullezza, quando in casa i nonni migrati parlavano ancora questo dialetto”, sottolinea Brignone.
Al rientro in Italia, l’auspicio dei due insegnanti è di dare continuità a questo ponte culturale negli anni a venire, valutando anche il futuro coinvolgimento degli studenti.





