Economia e lavoro - 14 luglio 2026, 12:58

Ordinanza caldo, il problema per i sindacati è che nessuno controlla: “Non si può scegliere tra morire di caldo o di fame”

Sono 22 le segnalazioni arrivate da fine maggio. Solo una ha avuto seguito. Airaudo: “Regole giuste, ma devono essere esigibili”. Mancano decine di ispettori in ogni provincia, duecento in tutta la regione

Ordinanza caldo, il problema per i sindacati è che nessuno controlla: “Non si può scegliere tra morire di caldo o di fame”

Ventidue segnalazioni arrivate da fine maggio, da quando l’ordinanza anti caldo della Regione è entrata in vigore. Ma solo una ha dato origine a un controllo delle forze dell’ordine. L’ordinanza caldo voluta dalla Regione è giusta, ma manca chi verifica che vengano rispettate. Ecco l’allarme lanciato da Cgil Piemonte, che ha anche fornito i dati sulle carenze rispetto ai 200 ispettori già in servizio.

A Torino per esempio ne mancano almeno 15. Ma anche le altre province sono in difficoltà. In tutto, ne servirebbero almeno il doppio: quindi 200 in più.

Formalmente corretta, ma..

L’ordinanza è formalmente corretta, ma deve essere esigibile - dice Giorgio Airaudo, segretario generale Cgil Piemonte -. Abbiamo fatto segnalazioni, ma solo in un caso, a Novara, per i rider, c’è stato un controllo da parte dei carabinieri. Ma ci sono anche operai edili, agricoltori, addirittura chi sta nelle cucine degli autogrill”. Anche per questo, giovedì mattina, davanti al Grattacielo della Regione ci sarà una manifestazione a partire dalle 9.

Morire di caldo o di fame

Quando un rider ci dice che deve scegliere tra morire di caldo e morire di fame, è chiaro a tutti che c’è un’emergenza come la siccità o gli incendi. Bisogna intervenire. Ma mancano gli ispettori. E non vogliamo trovarci a piangere dopo la prima vittima per un colpo di calore”, conclude Airaudo.

Problema di organici

Sono numeri che dimostrano che c’è un problema di organici per chi deve controllare - dice Fausto Dacio, responsabile sicurezza per la Cgil Piemonte -. Già la loro attività ordinaria è difficoltosa, figuriamoci se devono anche aggiungere l’attività anti caldo. E non si tratta di un picco di calore: si va avanti dal 29 maggio". 

E poi c’è il caso dei rider - aggiunge - che lavorano nelle ore più calde e, se si fermano, non hanno nemmeno il ristoro economico".

Massimiliano Sciullo

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