Economia e lavoro - 14 luglio 2026, 16:15

Automotive, Stellantis si impegna davanti al Governo: "Nel 2027 a Mirafiori nuove batterie per la 500 elettrica"

Cirio torna alla carica (e concorda con i sindacati): "Serve un nuovo modello Stellantis a Mirafiori". E rilancia l'idea della Zes: "Chiediamo una Zona economica speciale per sostenere il comparto automotive"

Il Piemonte e Torino chiedono misure speciali per l'auto

Il Piemonte e Torino chiedono misure speciali per l'auto

Nel 2027, con le nuove batterie sviluppate e prodotte a Mirafiori “potremo rendere la 500 elettrica ancora più competitiva. A partire dal 2030, poi, arriverà la nuova generazione con più varianti, grazie alle quali rafforzeremo ulteriormente lo stabilimento”. C'è anche Torino protagonista, al Tavolo automotive convocato oggi al Mimit dal ministro Adolfo Urso. A richiamare la città della Mole è Emanuele Cappellano, responsabile per l'Europa di Stellantis. 

Il futuro dello stabilimento

Il futuro di Mirafiori - ha aggiunto - non dipende solo dall’assemblaggio. All’interno del complesso torinese produciamo i nostri cambi elettrificati eDCT per vetture ibride, che continuano a registrare numeri in crescita; rigeneriamo motori, cambi e batterie all’interno del nostro hub di economia circolare; sviluppiamo nuovi prodotti grazie al lavoro di più di 3.000 ingegneri, ad un centro di ricerca avanzata sulle batterie”. A Mirafiori, infine, secondo il top manager “la produzione è cresciuta in modo significativo, richiedendo l’inserimento di circa 400 nuovi colleghi e riducendo di oltre il 70% il ricorso agli ammortizzatori sociali”.

Esempio per l'Europa

Anche se la situazione, osservando quanto accade nelle ultime settimane, mostra scricchiolii sinistri e pause forzate inattese in catena di montaggio. Ma Capppellano guarda oltre: I benefici del “Made in Europe” devono favorire le aziende che producono nell’UE almeno il 70% di vetture vendute all’interno dei suoi confini, con almeno il 70% di contenuto locale europeo. Il criterio di “Made in Europe” deve includere tutto il valore aggiunto - design, ricerca e sviluppo, ingegneria e componentistica - e non limitarsi all’assemblaggio. Pensate a Mirafiori, dove lavorano circa 12.000 persone, di cui 2.000 all’assemblaggio della 500 e 10.000 tra design, ingegneria e altre produzioni e attività fondamentali".

Un nuovo modello a Mirafiori

A intonare però il ritornello del nuovo modello per Mirafiori, ormai una hit non solo estiva, è stato Alberto Cirio. Il governatore del Piemonte ha infatti partecipato al Tavolo insieme al vicepresidente della Regione, Maurizio Marrone e all'assessore alle Attività produttive, Andrea Tronzano. E ha ribadito la ricetta che ormai da più parti viene rilanciata. Sindacati in primis, ma non solo.

"Smontare posizioni ideologiche"

Ancora una volta dall'Italia arriva una parola chiara del Governo e delle Regioni all'Europa, un'Europa che deve essere mamma con l'industria automobilistica italiana ed europea e non matrigna perché le ultime scelte avevano favorito la produzione cinese e hanno danneggiato quella italiana - ha detto Cirio -, pertanto bene il lavoro fatto anche dal nostro Governo per smontare quelle posizioni ideologiche oltranziste che prevedevano addirittura di multare l'industria automobilistica italiana, e bene l'investimento del Governo che sostiene l'innovazione tecnologica”.

"Serve una Zes per l'auto"

Come Regioni del Nord, ne abbiamo parlato anche stamattina - ha proseguito il governatore - siamo al lavoro e ringrazio il governo per l’attenzione, per l'istituzione di una Zes, una zona economica speciale proprio per sostenere lo sviluppo dei nostri territori e gli investimenti. Come presidente della Regione Piemonte ritengo che potrebbe anche essere una Zes mirata, ad esempio a sostenere l’industria dell’auto in questo momento particolarmente delicato e nel contesto emergenziale europeo in cui ci troviamo”. 

Nuovo modello per Mirafiori

Impossibile, poi, che il pensiero non corra allo stabilimento di Torino. “A Mirafiori un tempo si facevano 400 mila macchina all’anno, nel 2025 se ne sono fatte 30 mila, ora aspettiamo il mantenimento degli impegni di Stellantis sul 2026. È evidente che gli stabilimenti Stellantis e tutta la filiera sono tarati per volumi importanti e quindi torno a chiedere all’azienda di valutare l’arrivo di un nuovo modello per accompagnare questa fase di transizione, in attesa della nuova 500 dal 2030. Questo anche perché oggi noi esportiamo il 70% della componentistica all’estero e in particolare in Germania e quindi le nostre aziende sono particolarmente colpite dalla crisi dell’industria dell’auto tedesca”.

Le voci dei sindacati

Prudenza da parte dei sindacati. Secondo Sara Rinaudo, segretario generale Fismic Confsal, "il Tavolo Automotive un'evoluzione positiva dell'approccio europeo e nazionale verso il settore. Per Fismic Confsal il riconoscimento delle criticità che da tempo denunciamo rappresenta un passaggio importante, così come le misure a sostegno della filiera e il confronto costante con Stellantis. Oggi registriamo un cambio di passo che va nella direzione da noi auspicata: maggiore attenzione alla competitività industriale, sostegno alla filiera e una visione più pragmatica della transizione. Sono segnali positivi, ora occorre trasformare gli impegni in risultati concreti". E su Stellantis, i dati presentati evidenziano alcuni primi segnali di ripresa, ma restano situazioni che richiedono particolare attenzione. "Accogliamo con favore le indicazioni positive emerse per alcuni stabilimenti, ma saranno gli investimenti, i volumi produttivi e il recupero dell'occupazione a misurare il successo di questo percorso".

Cauta anche la valutazione da parte di Usb. "Il sostegno agli investimenti, alla ricerca e alla riconversione della componentistica, così come l’iniziativa italiana per modificare le regole europee, rappresentano elementi importanti. Non possono però essere utilizzati per considerare superata la crisi strutturale dell’automotive italiano. Il confronto con il 2025, anno segnato da una caduta produttiva eccezionale, non basta per parlare di rilancio. Servono impegni verificabili, stabilimento per stabilimento, su nuovi modelli, volumi, investimenti, occupazione e coinvolgimento della filiera nazionale".

Per salvaguardare il settore automotive dalla violenta crisi che sta attraversando e sostenerne una possibile ripresa, occorre modificare con urgenza le regole europee più controproducenti della transizione e ripristinare il fondo nazionale automotive”, dicono Davide Sperti, segretario generale Uilm e Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore automotive. "Le notizie che stanno emergendo in queste settimane dagli stabilimenti Stellantis delineano una situazione complessa del settore dell’auto in Italia, poiché confermano, da un lato, che il piano industriale presentato dall’azienda è effettivamente in corso di attuazione, ma, dall’altro, anche le preoccupazioni che come Uilm avevamo espresso sin dall’inizio". “Al Governo chiediamo di intensificare la propria azione in sede europea per ottenere una profonda revisione delle politiche della transizione, affinché siano ispirate ai principi della neutralità tecnologica, della libertà di scelta del consumatore e della sostenibilità sociale", mentre "colpisce il progressivo definanziamento del fondo automotive, che ha portato il suo ammontare compressivo dai 4,5 miliardi del 2024 ai 1,34 miliardi odierni. Un taglio non solo ingiustificabile, poiché apportato nel momento di maggiore difficoltà e trasformazione del settore, ma anche incomprensibile se si considera che, dopo un lungo lavoro comune fra Governo, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali, erano già state individuate le principali linee di utilizzo di quelle risorse"

Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, aggiungono che è “necessario trasformare le parole ai tavoli in reali accordi con Governo, Regioni e aziende per rilanciare l’industria della mobilità e garantire l’occupazione. La perdita di 3 milioni di auto nel mercato europeo, la consolidata crisi produttiva in Italia e le gravi notizie che arrivano dalla Germania chiedono un intervento straordinario della Commissione europea e del Governo. Nell’incontro di oggi al Mimit sull’automotive la Fiom ha avanzato proposte precise per rilanciare l’industria e l’occupazione in considerazione della crisi europea del settore". "È necessario - aggiungono - un piano di ricerca, sviluppo e produzione che utilizzi a pieno la capacità installata di un milione e 500mila veicoli, anche favorendo investimenti di nuovi produttori. L’incremento dei volumi di Stellantis ad oggi non consente di prevedere la cessazione degli ammortizzatori sociali in tutti gli stabilimenti. Per realizzare una vera politica industriale riteniamo necessario un fondo straordinario pubblico e privato che solo per la filiera italiana investa ogni anno, nei prossimi 5 anni, due miliardi per innovare prodotto e processo valorizzando le competenze dei lavoratori in ricerca, sviluppo, progettazione e produzione sviluppando aggregazione di impresa, verticalizzazione e economie di scala".

Lazzi: "Ennesima occasione persa"

Più legato al tema locale Edi Lazzi, segretario generale Fiom Cgil Torino e provincia: "Anche questa volta il vuoto assoluto su Mirafiori. Intanto le fermate produttive continuano inesorabili e a intensificarsi, se non ci sarà un nuovo modello immediatamente, l'epilogo sarà il licenziamento dei ragazzi in somministrazione e poi l'apertura della cassa integrazione. Entrambe le eventualità sono da evitare in tutti i modi. Credo che oggi sia stata l'ennesima occasione persa: per Stellantis di presentare produzioni concrete per l'Italia e per Torino;  per il governo di fare una seria politica industriale invece di rimbalzare la palla all'Europa, come se lo stesso governo non avesse responsabilità alcuna".

Massimiliano Sciullo

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