Prima il corteo da piazza Bengasi alla Regione Piemonte, accompagnato da cori, fumogeni e slogan, poi il presidio sotto il grattacielo. È la mattinata di passione organizzata dalla Fiom Cgil, all’indomani della presentazione del nuovo piano di Stellantis che lascia Torino a bocca asciutta.
La rabbia di Mirafiori
In piazza ci sono lavoratori, delegati sindacali, pensionati e cittadini. Sfilano dietro gli striscioni contro Stellantis, contro la Regione Piemonte e contro il governatore Alberto Cirio, accusati di assistere senza reagire al progressivo ridimensionamento del ruolo produttivo di Torino. “Migliaia di lavoratori sono appesi alle decisioni di questa multinazionale che sta ignorando la nostra città e che strizza sempre più l’occhio agli Stati Uniti”, è il messaggio che rimbalza tra il corteo e il presidio.

Il piano da 60 miliardi
A far esplodere la protesta è il nuovo piano industriale “FaSTLAne 2030” presentato dal gruppo guidato da John Elkann e dall’amministratore delegato Antonio Filosa. Il progetto prevede 60 miliardi di euro di investimenti entro il 2030, il lancio di 60 nuovi modelli e una cinquantina di aggiornamenti di prodotto. La strategia punta su un’offerta multi-energia, tra elettrico, ibrido e motorizzazioni tradizionali, con un forte orientamento verso il mercato nordamericano, destinato ad assorbire il 60% degli investimenti complessivi.
Torino resta senza risposte
Numeri importanti che però non convincono il sindacato. Per la Fiom il piano non contiene indicazioni chiare sul futuro di Mirafiori e dell’indotto piemontese. Mentre Stellantis individua nei marchi Jeep, Ram, Peugeot e Fiat i propri brand globali e concentra gran parte delle risorse sui mercati più redditizi, per Torino non emergono nuovi progetti industriali in grado di garantire occupazione e prospettive di lungo periodo.
L’ultimatum a Filosa
Dal presidio arriva un messaggio diretto ai vertici del gruppo. “Se Filosa mercoledì non darà un nuovo modello e non vedremo nessun investimento per Mirafiori, il nostro territorio senza una nuova linea continuerà a morire”, avverte la Fiom. Una richiesta che punta a ottenere impegni concreti per il principale stabilimento automobilistico della città.

Airaudo: “Serve una svolta”
Alla manifestazione era presente anche Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte. Per il sindacato il rischio è che Torino continui a perdere produzione, occupazione e competenze mentre il gruppo investe in altre aree del mondo. “Elkann e Stellantis investono solo all’estero”, è uno degli slogan scanditi dai lavoratori durante il presidio.
In piazza anche il vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi. “L'unica novità che Stellantis sta offrendo al nostro territorio è la Fiat 500 Ibrida, che non basterà mai a far ripartire lo stabilimento e l'indotto, senza una nuova linea di produzione - così Grimaldi - Nei primi 4 mesi dell'anno sono stati venduti poco più di 15mila modelli Hybrid. Le assunzioni, dopo 18 anni di cassa e i prepensionamenti le uniche 600 assunzioni sono state in somministrazione. Non esiste alcun piano di rilancio e il declino industriale ed economico di Torino e del Piemonte dipende da scelte industriali precise”.
La partita è aperta
L’azienda continua a sostenere che non ci saranno chiusure di stabilimenti in Italia e in Europa e che la riduzione della capacità produttiva prevista dal piano sarà gestita senza tagli agli impianti. Ma per i lavoratori le rassicurazioni non bastano. Senza nuovi modelli e senza una missione produttiva chiara per Mirafiori, la preoccupazione resta alta. E la mobilitazione, assicurano i sindacati, è destinata a proseguire.

























