Il Mercosur, ma non solo. L’agricoltura torinese e piemontese si sente a rischio e leva gli scudi contro la concorrenza sleale.
A pesare, come una spada di Damocle, l’accordo in discussione in Europa con il Mercosur, che rischia - dicono agricoltori e allevatori - di spalancare le porte a prodotti meno controllati, meno costosi, ma anche meno sicuri.
Rischio prezzi e salute
“Torino rischia una concorrenza sleale dal Sud America su voci come la carne bovina. Per noi è un’eccellenza - dice Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino -, ma non dimentichiamo l’ortofrutta. Questo ampliamento commerciale sfavorirà il mondo agricolo e siamo stufi di essere sempre quelli sacrificati. Avere trattati commerciali è importante, ma serve reciprocità nelle regole e nelle leggi: chi non le rispetta abbassa il prezzo e influenza il mercato, ma soprattutto rappresentano un rischio per la salute dei consumatori”.
Serve reciprocità
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il resto della regione. “Chiediamo reciprocità, protezione dei nostri prodotti e l’indicazione in etichetta per ciò che arriva dall’estero. Non solo il Mercosur, ma anche il riso del Sud Est Asiatico. Pensiamo alla carne Fassona, così come latte, cereali e riso carnaroli e arborio”, aggiunge Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte.
“Vogliamo la tutela della piccola produzione e dei prodotti locali, la cui eccellenza è una tipicità unica nelle esportazioni. Abbiamo ottenuto 730 milioni con la Pac in Europa. Avevamo un deficit che poteva essere di 9 milioni e la mobilitazione è servita”.
Diritti del cittadino
“Dobbiamo preservare i diritti del cittadino e le nostre mobilitazioni continueranno fino a quando sarà necessario”, conclude Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti.
“La difficoltà nella quale ci troviamo oggi nel dialogo con le istituzioni europee, penso a Ppe e socialisti, si sta un po’ utilizzando l’agricoltura come merce di scambio per sostenere altri settori - prosegue -. Noi non vogliamo disperdere i nostri valori e non vogliamo che l’agricoltura sia svenduta, come invece vorrebbe uno Stato come la Germania che pensa di svendere un settore in cui non si distingue per promuovere magari l’industria pesante”.