È cresciuta tra i boschi popolati da linci, lupi e orsi e per amore ha percorso l’Alta via dei Monti liguri. Con il marito sta insegnando ai figli, di 10 e 6 anni, a riconoscere le cime della Val Pellice e a chiamarle con il loro nome.
Bianca Ramona Rus è la nuova responsabile dell’Ufficio turistico di Torre Pellice (via Repubblica 3). Prende il posto di Elisa Rollino, che se n’è occupata per 8 anni.
Rus è giunta in Val Pellice per coronare il suo sogno di tornare a vivere in mezzo ai boschi e alla natura. Assieme al marito, Luca Parisso, ha ristrutturato una casa in località Roccia ad Angrogna.
Dall’Alessandrino alle Cozie, cercando il posto giusto
Prima vivevano ad Acqui Terme ma la loro casa nell’alessandrino era troppo lontana dalle Alpi Cozie i cui sentieri già frequentavano. Così, tre anni fa, dedicarono le vacanze estive a visitarne una per una le vallate, con un viaggio in camper che partì dalla Valle Stura e si fermò in Val Pellice: “Quello che ci ha convinti a fermarci qui è la natura per certi versi incontaminata e la presenza, al tempo stesso, di servizi – raccontano –. Quando abbiamo visto che Torre Pellice addirittura c’è un liceo, abbiamo capito che poteva essere il posto giusto dove crescere i nostri figli”.
Dario ha 10 anni e Flavio 6. Quasi ogni fine settimana seguono i genitori nelle escursioni in montagna. Il più grande sa già riconoscere a colpo d’occhio un buon numero di cime e chiamarle con il loro nome.
D’altronde la passione per la montagna ha legato i membri della famiglia fin da subito: come viaggio di nozze Rus e Parisso, nel 2014, percorsero a piedi l’Alta Via dei Monti liguri, dal borgo medievale di Rocca Grimalda, dove si sposarono, fino a Monaco. Al loro diario di viaggio marito e moglie dedicarono un blog e la loro avventura venne raccontata in articoli pubblicati sul quotidiano Il Secolo XIX e sul giornale alessandrino Il Piccolo.
L’infanzia nei Carpazi, tra gelo e orsi
Ma la passione di Rus per la montagna nacque molto prima, nei Carpazi. Quarantenne, è originaria di Topliţa, cittadina della Transilvania, dove d’inverno la temperatura scende a -20 gradi e le montagne si riempiono di spettacolari cascate di ghiaccio. D’estate saliva ai 1.800 m s.l.m. di Corbu dove la nonna ha una fattoria circondata da boschi abitati da grandi carnivori. “Noi bambini però non pensavamo al rischio di incontrare l’orso – ricorda Rus –. Aiutavo mia nonna a girare il fieno e quando ero stanca mi inoltravo nel bosco a mangiare fragoline selvatiche. Tutto succedeva con serenità”. Solo la fame faceva paura in quegli anni, appena successivi alla fine del regime di Ceaușescu, perché la crisi economica metteva a dura prova la vita nelle città e nei villaggi.
Tuttavia la sua famiglia non lasciò il Paese e lei riuscì a studiare laureandosi in Sociologia e conseguendo un master in assistenza sociale. Quando decise di venire in Italia – inizialmente per un breve periodo – lasciò il suo lavoro in un istituto di statistica a Cluj-Napoca, sempre in Transilvania.
Nella top list di Bianca: Alpe Sella, Crosenna e Barbara
Ora in Val Pellice ha deciso di mettere radici e ha una top list personale di luoghi che ha visitato e che è pronta a consigliare ai turisti che si rivolgono all’ufficio soprattutto per avere informazioni su escursioni da fare in montagna. “La Val Pellice è bella perché è ancora possibile scegliere per le proprie camminate sentieri non troppo frequentati. Ci sono luoghi stupendi non solo alla Conca del Pra” afferma.
Al primo posto tra i luoghi più belli per lei c’è l’Alpe Sella: “Lì puoi provare quell’emozione speciale di essere sola al cospetto dell’erba e del cielo”. Poi c’è Crosenna a cui si arriva percorrendo il vallone dell’omonimo rio: “Ti affascina perché è ancora selvaggia rispetto alla località del Pra, poco distante. È il posto dove torni a sentire il fischio delle marmotte e a incontrare gli stambecchi”. Infine, Rus ha un altro suo posto del cuore: “Precisamente tra il rifugio Barbara Lowrie e la Gianna. Prima della pietraia che sale al colle, è bello immergersi nelle distese di mirtilli e lasciare correre lo sguardo tra la cima del Barant e del Vandalino”.





