Attualità - 31 agosto 2025, 17:10

La storia della lotta partigiana fatta di persone e luoghi

Il pinerolese Martino da anni indaga le vicende della Divisione autonoma della Val Chisone per dare concretezza a nomi e a episodi del passato

Stefano Martino al rifugio della Madonnina di Pragelato

Stefano Martino al rifugio della Madonnina di Pragelato

Una passione per la storia fin da piccolo, un bossolo recuperato vicino al cimitero di Laval e la consapevolezza di avere già la storia in casa. Sono alcuni degli ingredienti che spiegano l’impegno e la dedizione di Stefano Martino, 21enne pinerolese, studente di Economia, nell’indagare la storia partigiana delle Valli Chisone e Germanasca. Un impegno che si traduce in un profilo e in un gruppo Facebook, dove sono nati scambi e il passato delle valli – ma non solo – riaffiora tassello per tassello.

“Io sono pinerolese, ma da parte di mia madre ho parenti della Val Chisone, da Pinasca a Perosa Argentina – rivela Martino –. I miei nonni mi raccontavano episodi di guerra e io sono sempre stato appassionato di storia”. Verso i 16 anni è attratto dalla prima guerra mondiale e si reca in Veneto, Trentino e Francia per scoprirne i luoghi. Un giorno si imbatte nel volume ‘Alpini, finché le gambe vi portano’ di Maggiorino Marcellin, nato a Pragelato il 16 luglio 1914 e morto a Sestriere nel 2001, conosciuto con il nome di battaglia di Bluter e comandante in Val Chisone.

Un altro ritrovamento lo stimola: “Andavo a Laval (frazione di Pragelato, ndr) con l’oratorio San Domenico e vicino al cimitero ho trovato un bossolo di mitragliatrice”.

Le ricerche e Facebook

Il giovane inizia così a sviluppare in modo sistematico le sue ricerche, partendo dal fatto che la storia ce l’aveva in casa, con suo prozio, da parte di padre, Osvaldo, che era stato partigiano, ma non aveva mai rivelato molto della sua esperienza. Il suo lavoro, autofinanziato, si estende grazie al web. L’approdo 4 anni fa su Facebook permette non solo di pubblicare foto e informazioni, ma anche di riceverne: “Hanno iniziato a contattarmi figli e parenti di partigiani per raccontarmi storie e mandarmi immagini”.

Parallelamente ha studiato sui libri e negli archivi, incrociando fonti partigiane e fasciste, per farsi un’idea di cosa fosse e cosa ci fosse dietro la lotta partigiana in zona, che era rappresentata dalla Divisione autonoma ‘Val Chisone’, che operava da Perosa a Cesana e d’inverno anche in pianura (Cumiana, Piscina…): “Loro si definivano alpini e si battevano per l’Italia”. A combattere c’erano 1.500 uomini. Un numero impressionante che ha fronteggiato vere e proprie battaglie: “Al confine con la Val di Susa ci sono state guerre guerreggiate con i tedeschi e c’erano vere e proprie postazioni, con il filo del telefono portato su fin sopra i 2.000 metri”.

Tra questi uomini, ce n’erano anche alcuni del Sud: “Ho conosciuto il figlio di un partigiano di Pantelleria, mentre la figlia di uno di Salerno mi ha aiutato a identificare suo padre e mi ha mandato una foto, così le ho raccontato la sua storia”.

Una storia concreta

L’amore per la montagna spinge Martino a raccontare non solo le persone, ma anche scoprire e far conoscere i luoghi dove hanno operato, dando una dimensione concreta a una pagina cruciale del passato valligiano, come successo a Pomaretto, con il rifugio della ‘Banda del Tetu’: “Mi piace raccontare la storia dove è avvenuta, perché è un modo per ricordare queste persone e valorizzare la montagna”. E il suo impegno continuerà a essere costante per indagare la vita della Divisione autonoma della Val Chisone e “ricuperare le storie di partigiani ‘dimenticati’”, per la carenza di informazioni pubbliche e condivise.

Marco Bertello

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