Attualità - 18 giugno 2022, 14:29

L’emozione di riaprire la valigetta: i clown ritornano in corsia

I nasi rossi di Vip Pinerolo sono tornati in servizio all’ospedale Agnelli

I nasi rossi fuori dall’ospedale Agnelli, con Dedda in primo piano

I nasi rossi fuori dall’ospedale Agnelli, con Dedda in primo piano

“È stato bello riaprire la valigetta, tirare fuori la pompetta per i palloncini, ritrovare i vecchi appunti. Per me sono riaffiorati un sacco di ricordi dei vecchi servizi”. Dedda è uno dei 4 nasi rossi di Vip che sabato scorso è tornata nell’ospedale Agnelli a cercare di regalare un sorriso nei reparti e nelle corsie. Lei si chiama Debora Rostan, ha 34 anni, vive a Cantalupa, lavora alla Casa dell’Anziano Fer ed è da 5 anni nel gruppo pinerolese, con il soprannome che le ha dato la nipote.

La pandemia ha interrotto i servizi in ospedale per due anni e il ritorno è stato un misto di emozione e paura: “La fifa c’è sempre. Ti chiedi ‘Cosa facciamo?’, ‘E se la magia non mi viene?’ – confessa –. Ma è come andare in bicicletta, non lo dimentichi mai, e dopo la prima stanza ti sciogli ed è più facile stabilire un contatto con le persone”.

L’emergenza sanitaria ha cambiato le visite dei clown: “Una volta andavamo in 12 e ci dividevamo in due gruppi, girando per i piani e potevamo lasciare più oggetti – racconta Dedda –. Stavolta eravamo solo in 4, 2 angeli (ovvero i pagliacci più esperti, ndr) e due tirocinanti, e abbiamo fatto solo 2 reparti, su indicazione dell’ospedale: riabilitazione, dove sono andata io, e pediatria. Ovviamente indossando le mascherine”.

In riabilitazione c’era già chi conosceva i nasi rossi, grazie anche alla giornata annuale che porta gag e magie in piazze, per adulti e bambini: “Le persone erano molto curiose e non è stato difficile stabilire un contatto con loro e farle sorridere, con mimi, barzellette, colmi e magie”. L’esperienza di sabato darà i suoi frutti con il tempo nella vita di Dedda: “Ogni servizio ti lascia qualche cosa, perché conosci persone diverse che ti donano un piccolo seme: magari non ti dice nulla subito, ma ci pensi dopo, nella vita di tutti i giorni, e capisci cosa volevano dirti. Inoltre, quando vai in ospedale, ti rendi conto di quanto sei fortunato”.

Marco Bertello

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