Economia e lavoro - 30 ottobre 2026, 10:32

Non c'è due senza tre: ancora una settimana di cassa a Mirafiori

L'azienda ha ufficializzato oggi l'aggiunta dal 2 al 6 novembre al periodo che era già in corso

Foto generica d'archivio

Ancora una settimana di cassa integrazione per Mirafiori. La notizia è stata ufficializzata oggi dall'azienda ai sindacati. Andando ad aggiungersi alle due settimane in corso.

Tutto fermo dal 2 al 6 novembre

Non si lavora, dunque, anche dal 2 al 6 novembre. "Con quest'altra settimana arriviamo a tre consecutive di cassa integrazione che, purtroppo da qui alla fine dell'anno, non saranno le ultime - commentano il segretario generale di Fiom Cgil Edi Lazzi e il responsabile per Mirafiori, Gianni Mannori - La mancanza di approvvigionamento materiale è una scusa che non sta in piedi, il problema sono le vendite e solo con questo modello in produzione i problemi e le fermate non potranno che aggravarsi".

La preoccupazione dei sindacati

"I lavoratori di Stellantis vedranno già diminuito questo mese il proprio stipendio - aggiungono - e la prospettiva sarà peggiore nei prossimi mesi, mentre nelle aziende dell'indotto il rischio è che vengano lasciati a casa da subito gli interinali e che alla scadenza degli ammortizzatori sociali possano esserci chiusure e licenziamenti. Il prossimo modello (il restyling della 500 elettrica), oltre a non risolvere il problema dei volumi, arriverà non prima del 2028. Non ci va un fine analista per capire che a quella data rischieremo di arrivarci a pezzi da un punto di vista economico e ridimensionati da quello industriale".

"Nel frattempo - concludono -  l'azienda ha recentemente manifestato pubblicamente l'intenzione di portare immediatamente a Torino un nuovo modello a fronte di un abbassamento dei costi sull'energia per la produzione. Cosa deve ancora succedere perché le istituzioni intervengano? Cosa aspettano il Governo e la Regione a mettere in campo gli strumenti necessari a togliere l'alibi all'azienda per non produrre sul nostro territorio? Il Comune di Torino cosa sta aspettando per far sentire la propria voce su una situazione che sta assumendo contorni drammatici? Purtroppo in attesa di queste risposte gli unici che stanno pagando da subito sulla propria pelle sono i lavoratori", concludono i sindacalisti della Fiom Cgil.

"Ancora una volta i lavoratori sono chiamati a subire le conseguenze di una situazione che continua a non offrire prospettive chiare e stabili sul futuro produttivo del sito - aggiunge Igor Albera, della segreteria Fim Cisl Torino e Canavese - È indispensabile che arrivino rapidamente risposte concrete e investimenti in grado di garantire continuità lavorativa, saturazione degli impianti e certezze occupazionali".

Anche la Uilm Torino lancia l'allarme: "E' urgente anticipare l'avvio produttivo di un secondo modello per dare respiro a Mirafiori", spiegano il segretario generale Luigi Paone, il coordinatore di Mirafiori, Gianluca Rindone. "Non è accettabile che siano nuovamente i lavoratori a pagare lo stallo che da troppo tempo riguarda Mirafiori. Servono risposte chiare, un piano di investimenti capaci di garantire continuità produttiva e occupazionale allo stabilimento e un tavolo con le istituzioni per affrontare il tema del futuro della manifattura piemontese".