Ti sei mai chiesto che ne sarebbe di te se il volo transatlantico su cui ti trovi a sorseggiare un cocktail con le cuffiette per ascoltare in sottofondo il film in lingua originale proiettato sullo schermo di fronte, di punto in bianco, subisse un’avaria?
Se iniziassi a precipitare nel panico più totale, con la consapevolezza che, nel malaugurato caso in cui riuscissi a sopravvivere all’impatto, ti troveresti a dover affrontare l’oceano in burrasca a centinaia di chilometri dalla costa o da qualunque forma di vita umana?
Condivido, hai ragione, forse sarebbe meglio non farcela e lasciare esplodere il cuore fino a quel colpo così lancinante da porre fine ad ogni cosa…
Non so se hai mai visto il film “Castaway” con Tom Hanks… Ebbene succede proprio questo… Il problema è che riesce a sopravvivere e viene trascinato esanime aggrappato ad un canotto di salvataggio sgonfio su un’isola deserta nel bel mezzo del nulla. Si risveglierà malconcio, con il volto arso dal sole sulla battigia di quella spiaggia… Un maglione fradicio, ferite ovunque e tanta voglia di sopravvivere…
Ok ok, già sentita, Robinson Crusoe giusto? Sappiamo come andrà a finire… Ce la farà e vivranno tutti felici e contenti…
Aspetta, questa è la domanda che volevo farti e presta bene attenzione alle mie parole: se ti capitasse ciò che hai appena letto, visualizzalo bene dentro di te, cosa ti terrebbe in vita su quell’isola?
Certo, fuoco, acqua, cibo, un riparo, sopravvivenza in sostanza… Sei sicuro ti basterebbe?
Passano i giorni e Tom Hanks, arrancando, inizia a cavarsela. Prima un riparo, poi una grotta. Innumerevoli tentativi falliti e finalmente il fuoco! La pesca, inizialmente povera, ed infine una competenza acquisita, ma tutto ciò non sarà sufficiente.
Lo terranno in vita 3 cose:
- Dai resti del naufragio troverà un pallone da beach volley sul quale disegnerà un volto e a cui darà nome Wilson. Con Wilson stabilirà un contatto, una relazione e diventerà suo amico, nemico, confidente, sfogo… Tutto ciò che possiamo definire rapporto umano ad una sola direzione, ma non importa, perché è la relazione che ci tiene in vita. Lo insegna la neurobiologia ancora prima della psicologia. La tortura peggiore che puoi infliggere ad un essere umano è l’isolamento totale e chi conosce il dolore e la morte lo sa.
- Il fatto di lavorare per una grande compagnia di trasporti e di consegne internazionali, poi, porterà nel corso dei giorni successivi al naufragio alcuni pacchi a riva con relativi proprietari e indirizzi di consegna. Ne conserverà uno ed alla fine del film, quando verrà salvato e tornerà a casa, andrà a consegnarlo al proprietario, perché oltre alla connessione umana e alla relazione, nella vita, è necessario uno scopo, un sogno o qualunque cosa possa proiettarci in avanti per dare spinta al nostro presente. Non importa quanto folle esso sia. Fai in modo di averne di riserva nel caso in cui uno di essi venisse a mancare e non smettere mai di sognare perché alcune volte la tristezza può ammalarsi e diventare un mostro chiamato depressione e capace di divorare l’essenza dei tuoi stessi sogni.
- Infine il ciondolo con la foto di sua moglie con cui cercherà di incrociare lo sguardo nei momenti più difficili; quelli in cui il vuoto della solitudine più profonda salirà dalle sue stesse viscere soffocando la speranza.
L’amore tiene in vita.
Questo l’ho imparato da uno psicologo internato nei lager chiamato Victor Frankl. Nell’oblio dell’umanità, umiliato, deprivato quasi di qualunque cosa di necessario alla vita, pensando alla moglie da cui è stato strappato in un altro campo di sterminio dirà: “…Capisco che l’uomo, anche quando non gli resta niente in questo mondo, può sperimentare la beatitudine suprema - sia pure solo per qualche attimo - nella contemplazione interiore dell’essere amato.”
Lo so, a volte la vita ci porta via quell’amore, il nostro, ma qualunque cosa tu abbia fatto per amore lo hai fatto bene e questo non muore, ma rimane in altra forma ed in te. Trasformalo in bellezza e tieni viva la speranza.
Forse, il segreto della felicità sta tutto qui…
Il centro Clinico Salus Gentis, diretto dal punto di vista scientifico dal dott. Fabio Borghino, è un centro di eccellenza nel trattamento dei disturbi ad eziologia psicosomatica non rispondenti ai trattamenti medici standard. L’approccio multi-professionale e multi-dimensionale di ultima generazione, con una presa in carico integrata, propone percorsi di cura specifici e adattati alle esigenze del singolo paziente, con l’obiettivo di lavorare sulle cause alla base dello scompenso (molto spesso multi-fattoriali), invece che esclusivamente sulla gestione dei sintomi. Le finalità di questo approccio risiedono nella prevenzione delle ricadute, nel rinforzo al benessere individuale e, in caso di patologie croniche, nel miglioramento della qualità della vita.
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