Quando si parla di turismo nel Pinerolese e nelle valli il riferimento è quasi sempre lo stesso: la stagione sciistica, l'escursionismo estivo, gli eventi enogastronomici. Sono i pilastri storici, ed è su quelli che si concentra la programmazione.
Esiste però un segmento di cui si discute poco e che diversi territori alpini e prealpini stanno guardando con attenzione crescente: il turismo congressuale e degli eventi aziendali. Vale la pena capire perché, e soprattutto a quali condizioni funziona.
Il problema che tenta di risolvere
La difficoltà strutturale del turismo montano non è il numero complessivo di presenze. È la loro distribuzione nel calendario.
Una struttura ricettiva che lavora a pieno regime per dodici settimane l'anno e resta semivuota per le altre quaranta ha un conto economico fragile, perché i costi fissi corrono tutto l'anno. È la ragione per cui molte strutture chiudono nelle stagioni intermedie, con effetti a catena su occupazione e servizi.
Il turismo d'affari ha una caratteristica che lo rende interessante proprio in questo quadro: si concentra nei periodi in cui il turismo del tempo libero è assente, cioè autunno e primavera, e da lunedì a giovedì. È esattamente complementare rispetto alla domanda esistente.
C'è un secondo elemento: la spesa media giornaliera di un partecipante a un evento aziendale è strutturalmente più alta di quella di un turista leisure, perché comprende pernottamento, ristorazione, servizi e spesso attività collaterali, e perché non è il partecipante a pagare.
Cosa serve davvero, al di là della sala
Qui iniziano le difficoltà, e sono le stesse che molti territori scoprono dopo aver investito.
Avere una sala capiente non basta e non è nemmeno il fattore principale. Le checklist di organizzazione congresso più diffuse nel settore elencano almeno una decina di fasi, dalla definizione degli obiettivi al budget, dalla selezione dei relatori alla segreteria organizzativa, dalla gestione delle iscrizioni online al coordinamento di allestimenti, audiovisivi e catering.
La maggior parte di queste voci non dipende dalla sala ma dall'ecosistema attorno. Servono camere in numero adeguato entro pochi chilometri, servizi di ristorazione in grado di gestire centinaia di coperti in tempi stretti, connettività affidabile, fornitori tecnici raggiungibili e, non ultimo, accessibilità.
L'accessibilità è il punto su cui i territori interni perdono più spesso. Un partecipante che deve raggiungere la sede con due cambi e un trasferimento in auto di quaranta minuti è un partecipante che non viene, o che viene una volta sola.
Il patrimonio impiantistico come punto di partenza
Il Pinerolese ha una particolarità che altri territori simili non hanno: un patrimonio di strutture nato per i Giochi olimpici invernali del 2006, quando la città ospitò le gare di curling, e successivamente utilizzato per eventi sportivi internazionali.
Sono spazi progettati per accogliere pubblico, dotati di logistica, aree di servizio e collegamenti pensati per flussi consistenti. La discussione ricorrente sull'utilizzo di queste strutture al di fuori delle competizioni tocca esattamente il tema di cui stiamo parlando.
La riconversione di impianti sportivi a spazi per eventi non è automatica e richiede interventi su acustica, climatizzazione, allestimenti modulari e servizi. Ma il punto di partenza, in termini di volumetria e accessi, è molto più favorevole di quello di un territorio che deve costruire da zero.
Cosa cercano le aziende quando escono dalle città
Il motivo per cui un'azienda dovrebbe portare un evento in un territorio periferico invece che in un centro congressi urbano merita una risposta onesta, perché non è il prezzo.
È la distintività. Un incontro aziendale in una sala d'albergo vicino all'aeroporto è indistinguibile da qualsiasi altro. Un evento che include un contesto riconoscibile, attività esperienziali legate al territorio, prodotti locali e la sensazione di essere altrove produce un ricordo diverso, e per molte tipologie di evento il ricordo è l'obiettivo.
Questo però funziona solo se il territorio sa raccontarsi e organizzarsi come destinazione unitaria. Un'azienda non costruisce un evento mettendo insieme otto fornitori locali che non si sono mai parlati: cerca un interlocutore unico che risponda di tutto.
È il punto debole storico delle aree interne italiane, dove l'offerta resta frammentata tra operatori che si percepiscono come concorrenti anziché come parti di una stessa proposta.
Le condizioni per non sprecare l'investimento
Le esperienze fallite in altri territori condividono caratteristiche riconoscibili, ed è utile tenerle presenti.
La prima è aver investito nella struttura prima di verificare la domanda. Sale congressi costruite senza uno studio sui bacini di committenza restano vuote.
La seconda è l'assenza di una funzione commerciale. Gli eventi non arrivano perché la sala esiste: arrivano perché qualcuno li va a cercare, con un lavoro continuativo su agenzie, associazioni di categoria e imprese.
La terza è la mancanza di massa critica ricettiva. Senza un numero sufficiente di camere di livello adeguato entro un raggio breve, l'evento non è proponibile, indipendentemente dalla qualità della sala.
Una prospettiva realistica
Il turismo congressuale non sostituirà lo sci né l'escursionismo, e sarebbe sbagliato presentarlo come una soluzione.
Può però riempire una parte delle settimane vuote, sostenere l'occupazione nei mesi morti e portare in valle persone che tornano poi in vacanza con la famiglia, che è l'effetto secondario più citato dagli operatori dei territori che ci hanno provato con metodo.
La condizione è trattarlo come un mestiere, con competenze e struttura commerciale, e non come una speranza legata a un edificio.
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