Ha rappresentato la Chiesa valdese negli ultimi sette anni ed è venuto il momento per Alessandra Trotta di lasciare il posto da moderatora. Dopo il Sinodo, che inizia oggi, sabato 22, a Torre Pellice, tornerà ad occuparsi nella quotidianità dei fedeli come diacono, ministero a cui era stata consacrata. Ma nelle nuove Chiese di destinazione l’attende anche una novità.
La seconda vita e un inizio in salita
Ex avvocata, cinquantottenne, di origine palermitana, Trotta ha raggiunto il numero massimo di mandati consentiti e mercoledì 26 agosto, durante i lavori del Sinodo, verrà eletto il suo successore. “Assieme alla mia, quel giorno verranno rinnovate altre due cariche della Tavola” spiega.
Nel 2019 Trotta aveva preso il posto di Eugenio Bernardini. “L’inizio del mio primo mandato è stato segnato dalla pandemia che ha imposto riflessioni e responsabilità in più per individuare le modalità che consentissero di vivere in comunione con gli altri la fede, ma rispettando le limitazioni imposte dalle circostanze” ricorda la moderatora.
Un inizio in salita, quindi, che ha modificato in modo radicale le relazioni, non solo tra le persone ma anche tra le Chiese: “È stato fortemente penalizzato l’incontro interculturale con fratelli e sorelle che arrivano da altre parti del mondo. Le possibilità che offrono infatti gli incontri on line non sono paragonabili alla vita in comune”.
Tornare a sentire il ‘fremito della pelle’
E il distanziamento sociale non si è concluso con la fine della pandemia: “Per vivere assieme agli altri la propria fede è importante tornare a sentire il ‘fremito della pelle’ del fratello che abbiamo accanto. Questa è l’espressione che spesso ho usato”.
Le occasioni di incontro interculturale si sono ridotte anche per un altro motivo: “La crisi economica che ha investito il nostro Paese l’ha reso meno ospitale. Tanti giovani delle nostre Chiese decidono di recarsi in altri stati invece di tornare qui”.
E le notizie che arrivano dell’estero non hanno alimentato l’ascendente della Chiesa valdese: “Spesso veniamo associati alle Chiese evangeliche statunitensi che supportano politiche che noi consideriamo come la negazione del Vangelo” aggiunge.
La speranza dell’ecumenismo
Durante i suoi sette anni di mandato, Trotta ha visto crescere anche una speranza: “È quella dell’ecumenismo: un fenomeno in crescita a livello nazionale ma che ora deve trovare posto anche a livello locale”. Tra gli eventi più toccanti a cui ha partecipato c’è infatti il primo Simposio tra le Chiese cristiane che si è svolto a Bari a gennaio: “Le sfide principali imposte dalla contemporaneità, come la pace, l’accoglienza e la riduzione della povertà, sono le stesse per tutti. Al tempo stesso l’importanza di temi come le modalità con cui ogni Chiesa vive il proprio ministero va ridimensionata” afferma. Ed è questo l’augurio con cui Trotta lascia il suo ruolo: “Riconoscendosi reciprocamente le Chiese possono impegnarsi assieme nello spazio pubblico su temi come la pace e i diritti delle persone”.
Il (gradito) ritorno a Sud
Il futuro che la attende è segnato da un ritorno alle origini della sua ‘seconda vita’. “Nella mia prima vita stavo a Palermo ed ero un’avvocata civilista. Poi ho preso la decisione di lasciare la professione per dedicarmi al ministero diaconale” racconta.
Tra qualche giorno, una volta nominato il sostituto, tornerà al Sud: “Sono stata assegnata alle Chiese di Taranto, Grottaglie e Brindisi. Realtà che hanno già una spiccata vocazione diaconale e particolarmente vivaci dal punto di vista dell’impegno sociale ad esempio nell’accoglienza dei migranti”.
Si tratta di un ritorno gradito: “In questi sette anni mi è mancata molto la possibilità di camminare in modo continuativo e nella quotidianità, sul territorio, a fianco di fratelli e le sorelle”.
Sarà al servizio della comunità non solo per le attività più propriamente affidate ai diaconi: “Quelle sono Chiese senza pastore e dovrò occuparmi quindi anche della predicazione”.