Economia e lavoro - 28 luglio 2026, 16:35

Mirafiori, grido d'allarme dei sindacati: ferie raddoppiate, meno auto prodotte e nuovo rischio di cassa integrazione

La richiesta è sempre la stessa: una seconda linea di produzione accanto alla 500 ibrida

"Rischiamo di nuovo il ricorso alla cassa integrazione". Così avvertono i sindacati dei metalmeccanici di Mirafiori, parlando della produzione nell'hub di Torino che non sta raggiungendo i livelli sperati. Se l'annuncio di Stellantis sulla nuova 500 ha dato un po' di respiro alla crisi in corso, la produzione sta calando poco alla volta.

La richiesta rimane la stessa, ripetuta da mesi: non solo la 500 ma una seconda linea di produzione. Anche perché l'orizzonte che vedrà produrre nuovi modelli a Mirafiori è slittato dal 2028 al 2030, e la produzione "record" dei primi mesi del 2026, cioè 36 mila vetture pari al +135% rispetto al 2025, sta già rallentando.

I segnali di allarme sono quelli spiegati dai delegati sindacali alla commissione lavoro del consiglio comunale: "La centralità di Mirafiori annunciata dai nuovi investimenti è stata tradita - ha detto Gianni Mannori, responsabile di Mirafiori per FIOM Torino - I nuovi modelli non arriveranno prima del 2030, la nuova batteria della 500 che dicono verrà prodotta a Torino in realtà sarà solo assemblata e occuperà non più di 40 persone. Oggi dovremmo essere al picco produttivo ma registriamo più stop tra giugno e luglio".

Produzione scesa da 240 a 180 vetture per turno e ferie raddoppiate

Come spiegato da Mannori, la produzione è scesa da 240 vetture ogni turno a 180, che equivale a 4000 vetture prodotte al mese, la metà del necessario. Il calo è evidenziato da più fattori: "Non sono stati previsti i sabato di straordinario che ci avevano detto e le settimane di ferie forzate ad agosto, da 2, sono diventate 4. Rischiamo che già entro il 2026 si possa far ricorso nuovamente alla cassa integrazione".

"Bisogna arrivare vivi al 2030 - ha proseguito Igor Albera di FIM-CISL Torino e Canavese - che significa non soltanto avere i cancelli aperti, ma anche avere abbastanza personale e macchinari non datati. Non basta il motore della 500, abbiamo bisogno di produrre in attesa del 2030".

"Con 80mila auto l'anno - ha commentato Ciro Marino,  segretario della UGL Metalmeccanici di Torino - lo stabilimento di Mirafiori è destinato a chiudere, per i costi che ha. In mezzo ci sono i lavoratori che hanno subito anni e anni di cassa integrazione, che non è detto che sia finita. Stellantis di annunci ne fa tanti ma non può continuare a produrre una sola vettura".

Il rischio dello spegnimento per i pensionamenti

Il rischio è che Mirafiori si spenga poco alla volta, senza bisogno di chiusure, licenziamenti e rumore mediatico. "Da oggi al 2030 le risorse umane usciranno per la pensione e non ci sarà ricambio generazionale - ha commentato il responsabile di Mirafiori UILM Torino Sergio Di Ruzza -. A Torino è facile chiudere una fabbrica senza annunciarne la chiusura".

"Perderemo il 50% della forza lavoro entro il 2030" ha ribadito il segretario dell'Associazione Quadri E Capi Fiat (AQCF) Fabrizio Amante. Intanto, almeno parte dei giovani in somministrazione sono stati confermati: su 400, in 160 vedono il contratto scadere tra luglio e settembre, e i primi - circa 80 - sono stati confermati.

"Non possiamo agire rincorrendo le crisi - ha spiegato Tania Basso di Fismic Confsal - ma dobbiamo intervenire. Ad esempio, la formazione avviene sempre dopo che è annunciata la chiusura o la cassa integrazione: il lavoratore viene formato ma non ricollocato da altre parti. Il problema è qui e bisogna intervenire oggi, non guardare sempre e solo alle strategie future".

Francesco Capuano