(Adnkronos) -
Con la richiesta di Mariangela Sandrone, moglie di Mario Roggero, è formale la domanda di grazia per il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo nell’aprile 2021 in seguito a una rapina nel suo negozio. "La grazia è prevista nell'articolo 87 della Costituzione - spiega all'Adnkronos Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale all'Università Roma Tre - E' un potere proprio del Capo dello Stato nel senso che è il Capo dello Stato che decide se concederla o no. È un atto politico di clemenza che richiama gli antichi poteri dei re che cancellavano e commutavano le pene; il ministro di Grazia e Giustizia e tutta la struttura della Giustizia hanno solo un potere istruttorio cioè di verificare la situazione".
Il costituzionalista spiega che "normalmente a chiedere la grazia è il condannato o la famiglia o i suoi avvocati", ma ci può essere anche "una grazia d'ufficio che parte dal Quirinale, non dal ministero". Dopo la domanda di grazia, il ministero fa un'istruttoria e il Quirinale decide se concederla o meno. "La grazia viene concessa in genere per motivi umanitari, nel pieno di una buona rieducazione per esempio, in un percorso, in un cambiamento di vita", osserva Celotto. La richiesta avanzata oggi dalla moglie di Roggero "è legittima, anche se in genere la grazia viene concessa a un certo punto della pena", riferisce il professore riferendosi al fatto che per il gioielliere la condanna è appena diventata definitiva e si è presentato oggi in carcere. "La grazia può essere addirittura revocata - sottolinea - Tutti ricordiamo il caso del bandito sardo Graziano Mesina che fu graziato, gli venne revocata e tornò in carcere".
Non è la prima volta che la grazia solleva polemiche. Il 28 ottobre 1997 il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro inviò ai presidenti delle Camere (e per conoscenza al presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia) una lettera di sei pagine nella quale affrontava il problema delle numerose richieste di grazia che arrivavano al Quirinale in particolare sui casi ''Sofri, Pietrostefani, Bompressi''. ''Qualsiasi provvedimento di grazia destinato a piu' persone -scriveva tra l'altro l'allora Capo dello Stato- sulla base di criteri generali predeterminati costituirebbe di fatto un indulto improprio, invadendo illecitamente la competenza che la Costituzione riserva al Parlamento''. Scalfaro faceva notare che ''la grazia, applicata a breve distanza dalla sentenza definitiva di condanna, assumerebbe oggettivamente il significato di una valutazione di merito opposta a quella del magistrato, configurando un ulteriore grado di giudizio che non esiste nell'ordinamento e determinando un evidente pericolo di conflitto di fatto tra poteri''.
Da vicende legate agli anni di piombo al più recente caso di Nicole Minetti, sono diversi i casi finiti al centro del dibattito politico. Addirittura per la grazia a Ovidio Bompressi nel 2006 l'allora guardasigilli Roberto Castelli rifiutò di controfirmare il provvedimento in favore dell'ex militante di Lc. "La questione finì alla Corte Costituzionale che disse il potere è del Quirinale", spiega Celotto.