Al Direttore - 11 luglio 2026, 13:04

Caso Passel di Angrogna: “È un neo-colonialismo imposto dall’alto”

Una lettera torna sul festival che ha disturbato dei residenti e ha scaturito un incontro con il Comune

Riceviamo e pubblichiamo una lettera sul caso degli eventi musicali al Passel di Angrogna.

La ‘querelle’ in atto tra diversi cittadini e alcuni rampanti lusernesi installatisi al Passel di Angrogna per gestire ex novo il locale Centro Sportivo inaugurato nel 2002, non può e non deve essere considerata alla stregua di un campanilismo d’antan o di un conflitto generazionale, né tantomeno una bega di paese. Essa rappresenta invece, a mio parere, una ennesima forma di neo-colonialismo, imposto dall’alto nei confronti della gente di montagna e delle tradizioni culturali e ambientali di una comunità.

Chi scrive, già amministratore comunale e sindaco per 24 anni, e chiamato ad introdurre e a chiudere la serata, non si riconosce del tutto nell’intervista rilasciata dal sindaco attuale, Gino Giordan, a Sabina Comba e pubblicata sul numero del 3 giugno di codesto settimanale. A partire dal titolo, in quanto l’alto volume della musica veicolata dai gestori di quello che ora è diventato un anonimo ‘Spazio Passel’ con tanto di ristorante e di piscina, non disturba soltanto ‘alcuni residenti’, bensì pressoché tutti e tutte coloro che vivono nelle borgate limitrofe, dal Martel ai Malan, dall’Arvlera al Serre, dalla Sea alle Bariole.

L’incontro dello scorso 1° luglio ha richiamato a San Lorenzo, nella Sala delle Associazioni, una cinquantina di persone, e si è svolto dalle 20,30 alle 24. Il tema del confronto - più che sulla difficoltà a ‘prendere sonno’ dovuta alla musica durata fino a tarda ora, è stato centrato sulla recente ‘Festa della musica’ protrattasi per tre giorni consecutivi, dalle 10 alle 24, e scandita dai ritmi sempre uguali di una chiassosissima batteria. Questo ha finito per creare sia negli ‘umani’ sia nei ‘quattro zampe’, anche se rinchiusi nelle proprie abitazioni a causa dell’ondata anomala di caldo che ha colpito tutta la valle, stress ed altri malesseri generali.

I responsabili del Passel hanno precisato che la soglia massima di inquinamento acustico, stabilita per legge, è stata sempre rispettata, grazie anche alla posa in opera di apposite barriere acustiche. In realtà 65 ‘decibel’ sono comunque tanti, visto che il livello ottimale del rumore sopportabile si colloca intorno ai 35-40. Senza peraltro dimenticare che le normative per il rispetto della quiete pubblica stabiliscono, pena denuncia penale, la fascia giornaliera del silenzio, che va dalle 12 alle 15 e dalle 19 alle 8 del mattino seguente. Fasce pressoché totalmente ignorate nella ‘Tre giorni musicale’ angrognina.

Come ricorda correttamente il sindaco Giordan, al termine della riunione, dopo tre ore e mezzo di confronto, peraltro corretto anche se a tratti molto acceso, è stato costituito un comitato di cittadini che, d’intesa con il team del Passel, cercherà di stemperare le tensioni che ormai si prolungano dai primi di maggio del 2025.

In realtà una proposta operativa era già stata avanzata in apertura del dibattito, quando un anziano angrognino aveva sintetizzato perfettamente il nesso della discussione: “Il vostro progetto di valorizzazione dell’area del Passel - aveva detto - volto all’inclusione, al rispetto della diversità e alla tutela delle minoranze, che voi individuate affrettatamente nella generazione dei giovani di oggi, dimenticando i migranti e le famiglie che non arrivano a fine mese, è certamente valido. Per trovare un modo di convivenza, basterebbe che abbassiate il volume della vostra musica, poiché, come è stato detto da chi mi ha preceduto, la vostra libertà di fare chiasso, finisce dove inizia la mia di vivere in pace e in tranquillità, peraltro consone alla specificità di una valle di montagna ancora intatta”.

Ed è proprio questo il vero punto di scontro, che sarebbe tutto sommato superabile, nonostante i tempi difficili e complessi che travagliano in questi ultimi tempi la nostra società, sempre più caratterizzata dalla violenza (anche verbale) e dalla sopraffazione (anche se soltanto acustica).

Jean Louis Sappé