Economia e lavoro - 09 giugno 2026, 09:45

Hanon Systems, a Campiglione Fenile un futuro legato al declino del fatturato: "Non possiamo accettarlo. Serve un piano coraggioso"

L'incontro di ieri all'Unione Industriali ha confermato i timori dei sindacati dopo la decisione della multinazionale coreana di delocalizzare in Cina la linea produttiva più importante. "Volumi e occupazione a rischio"

Timori per la manifattura del Pinerolese

Timori per la manifattura del Pinerolese

Tutto come previsto. Anzi, come temuto. Ancora nubi nere sul futuro della multinazionale coreana di Campiglione Fenile, che già nelle scorse settimane aveva fatto parlare di sé dopo la decisione di trasferire la linea di produzione più importante, destinazione Cina.

In occasione della riunione di ieri, presso l’Unione Industriali di Torino, non sono arrivare rassicurazioni. Anzi. I sindacati parlano di un incontro che ha confermato "le peggiori preoccupazioni delle organizzazioni sindacali. I dati presentati dall’azienda fotografano un sito in lento, ma inesorabile declino.  Hanon Systems ha confermato la delocalizzazione della linea 5 EWP e della relativa produzione del componente denominato “250”. Una perdita che si abbatte su uno stabilimento già fragile: il fatturato 2026 scenderà a circa 183 milioni di euro, al di sotto dei 200 milioni già previsti, rompendo di fatto un equilibrio economico ed occupazionale già precario".  

Ma il quadro triennale dell'azienda dell'indotto automotive è ancora più allarmante. Nei prossimi anni ulteriori produzioni andranno a fine ciclo senza essere sostituite nell’immediato, dicono i sindacati, determinando un calo complessivo di fatturato di circa 60 milioni entro il 2028. Se nel 2023 lo stabilimento di Campiglione Fenile fatturava 240 milioni di euro, nel 2028 ne fatturerà 148. Cento milioni di euro in meno in cinque anni.  "A fronte di questo scenario, l’azienda non ha fornito alcuna indicazione chiara su come intende gestire un organico che appare già in esubero rispetto ai volumi previsti. Le uniche prospettive indicate sono l’intenzione di nuovi lanci produttivi  che però non hanno ad oggi nessuna certezza di realizzazione e, nel migliore dei casi, potrebbero portare benefici non prima del 2029-2030: troppo tardi e troppo incerto per essere considerato un piano industriale credibile.  Siamo di fronte a un ridimensionamento programmato del sito di Campiglione Fenile, con conseguenze gravissime sui livelli occupazionali e sull’intero territorio pinerolese".  

Non siamo disposti ad accompagnare un percorso industriale che metta a rischio il sito e i suoi livelli occupazionali. Abbiamo richiesto un piano industriale più ambizioso e coraggioso che dia rilancio al sito di Campiglione Fenile", commenta Pino Lo Gioco, della Fiom. Mentre Dino Giuliano per Uilm, aggiunge, “è emerso in modo inequivocabile che lo stabilimento di Campiglione, per continuare a esistere, dovrà adeguarsi al drastico calo del fatturato. Ci attendono anni difficili e complessi. Il sindacato, insieme a tutti i lavoratori, sarà chiamato ad affrontare questa fase con responsabilità, determinazione.  Lavoreremo per tutelare l’occupazione, difendere il valore dello stabilimento e individuare le soluzioni più efficaci per garantire un futuro produttivo del sito di Campiglione”.  

Come spiega Arcangelo Montemarano,  Fim Cisl, I numeri presentati oggi sono impietosi e non lasciano spazio a interpretazioni: stiamo assistendo a un disimpegno progressivo e programmato del gruppo Hanon dall’Italia, fatto di scelte precise compiute altrove, a spese dei lavoratori di Campiglione e del territorio pinerolese. Come Fim-Cisl non avvalleremo mai questa impostazione. Pretendiamo impegni scritti e vincolanti che garantiscano i livelli produttivi e occupazionali del sito. Chiediamo inoltre a questa direzione una presa di posizione netta a difesa di Campiglione: i lavoratori hanno sempre dimostrato professionalità, competenza e qualità riconosciute dalla stessa casa madre. Tutto questo merita di essere difeso, non svenduto in nome di logiche f inanziarie decise a migliaia di chilometri di distanza”.

Massimiliano Sciullo

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