Adhd (Disturbo da deficit di attenzione/iperattività) si nasce, ma imparare a convivere con questa condizione neurobiologica richiede tempo e aiuto. Creare uno spazio di ascolto e confronto è l’obiettivo degli sportelli ‘Parliamone insieme’, attivi in Piemonte a Chieri, Settimo Torinese, Galliate e Torino e, dallo scorso sabato, anche a Pinerolo.
Le referenti del progetto pinerolese sono Valentina Mulè e Adele Priola. “È un progetto già consolidato nell’ associazione Adhd Piemonte Famiglie Associate Odv, ma la parte territoriale di Pinerolo, dell’Asl To3, che è vasta, era un po’ scoperta. L’esigenza dello sportello qui è nata dai professionisti locali che si occupano di Adhd, il neuropsichiatra infantile Paolo Negro e la psicologa Laura Giarrusso – spiega Priola –. Un grido d’aiuto dalle famiglie per inserirsi e capire come stare accanto ai figli, dalla scuola e soprattutto dai ragazzi”.
L’inaugurazione si è tenuta venerdì 27 marzo all’Hotel Cavalieri di Pinerolo. “È stata veramente una bella serata, c’erano quasi 200 persone. Questo numero ci ha colpito molto, ci ha fatto capire che sul territorio c’è davvero bisogno, c’è una necessità reale”, racconta Mulè. Lo sportello è entrato in funzione dal giorno successivo, 28 marzo, e offre informazioni e supporto su cos’è l’Adhd, come si diagnostica, terapie, percorsi e risorse sul territorio, temi collegati alla neurodivergenza. Rimarrà aperto tutti i sabati mattina dalle 10 alle 12 con accesso esclusivamente previo appuntamento via WhatsApp contattando i numeri 349 8241824 o 338 6942707, nei locali della Croce Verde di Pinerolo, in via Saluzzo 68.
Mulè e Priola sono due mamme con un’esperienza Adhd e hanno cominciato la loro formazione in questo campo con l’associazione Adhd Piemonte Famiglie Associate Odv: “Siamo state scelte per dare delle informazioni utili e pratiche. Siamo due mamme consapevoli, forse è quello che ci ha portato fin qui: dall’essere aiutate in prima persona a portare questo aiuto ad altri – affermano –. Oltre alla consapevolezza ci siamo stati formate molto con l’associazione e siamo costantemente aggiornate e sostenute dai professionisti del settore. Noi vorremmo che il nostro contributo si trasformasse davvero in qualcosa di utile, capace di alleviare questo senso di solitudine”.
È proprio la formazione che può fare chiarezza quando spesso c’è solo confusione su questo argomento e offrire il giusto aiuto: “Non è una moda, i bambini e ragazzi che rientrano in questa neurodivergenza non sono maleducati o svogliati. È una condizione neurobiologica e come tale deve essere trattata, presa in carico da parte del Servizio Sanitario dal punto di vista medico. Siccome ha risvolti su ogni ambito della vita quotidiana c’è la necessità di supporto in ambito scolastico e psicopedagogico con continui adattamenti nelle strategie da utilizzare”.