Cieli blu da far paura sulle lagune punteggiate dal rosa tenero dei fenicotteri. E poi deserto, sale e ghiaccio. Questi sono alcuni degli elementi dei paesaggi andini che hanno stregato Luciano Bardi e la moglie Fiorella Caputo. Il racconto e le foto del loro viaggio, del 2015, apre questa sera la rassegna ‘Boccioli di cultura’, organizzata dall’associazione Poggio Oddone, in collaborazione con la sezione Cai di Pinasca, il Comune e la Biblioteca di Perosa Argentina. L’incontro è alle 21 nella Biblioteca di piazza Europa; l’ingresso è libero.
Un viaggio tra deserti, lagune e altipiani
“Penso che ci ritorneremo: è un posto meraviglioso!” afferma Bardi. I coniugi abitano a Balma di Roure e da quando sono in pensione – dal 2016 lei e dal 2017 lui – coltivano una passione che hanno sempre avuto: “Viaggiamo per circa tre o quattro mesi all’anno”, raccontano.
Ultimamente hanno esplorato l’Asia in cui si recano tre volte all’anno. L’8 maggio, ad esempio, partiranno per il Nepal e il Nord dell’India. “Tuttavia pensiamo di sospendere prima o poi i viaggi in Asia per tornare in Bolivia, lì ci sono dei paesaggi bellissimi” rivela Bardi.
La boliviana Potosí, considerata una delle più alte città del mondo, e la cilena San Pedro de Atacama, immersa invece in uno dei paesaggi più aridi del mondo, sono alcune delle città toccate durante il loro viaggio che ha attraversato deserti di sale e pianure lunari.
Freddo, altitudine e imprevisti lungo il percorso
Le condizioni ambientali hanno reso il viaggio di 28 giorni un’avventura: “Era settembre e faceva un freddo micidiale: in camera c’erano appena tre gradi – racconta Bardi –. Sopra il sacco a pelo quindi stendevamo circa 20 centimetri di coperte per rimanere al caldo”.
La coppia ha dovuto abituarsi a dislivelli importanti: “Attraversando il confine tra Bolivia e Cile, il bus ha percorso una strada dritta che ha coperto 2.000 metri di dislivello in appena mezz’ora. È stato impressionante”.
E hanno dovuto adattarsi anche agli eventi politici: “Il giorno in cui dovevamo salire ai 5.300 metri del vulcano Tunupa c’erano due referendum importanti, così non trovammo nemmeno una guida al lavoro. Ci accompagnò il nostro autista”.
Incontri e storie dall’altipiano boliviano
Oltre ai paesaggi, sono le persone ad aver fatto la differenza nel viaggio andino di Bardi e Caputo. “Abbiamo attraversato l’altipiano boliviano con l’autista Nico, sua moglie Flora che faceva la cuoca e l’ultimo dei loro cinque figli, Kevin, che aveva appena diciotto mesi” racconta Bardi.
L’ultima volta in cui hanno avuto notizie della famiglia è stata nel 2020, durante la pandemia: “Attraverso l’agenzia per cui lavorava Flora inviammo un po’ di denaro per sostenere le famiglie del sud della Bolivia che in quel periodo stavano letteralmente morendo di fame”.
Questa sera condivideranno quindi i loro ricordi in parte familiari, in parte disorientanti: “Come la follia della città di La Paz con il suo Mercado de las Brujas (Il mercato delle streghe, ndr), i feti di lama essiccati appesi fuori dalle case per scacciare il malocchio, e la sua struttura a vulcano che sale dai 3.400 ai 4.200 metri, passando dai palazzi degli uffici e dai ristoranti, alle case povere nemmeno intonacate”.