Segno meno, sempre più in basso. Lo dicono le cifre dell'ultima indagine di Confartigianato Piemonte per quanto riguarda il primo trimestre del 2026. In calo tutti i parametri presi in considerazione: a cominciare da quello occupazionale, che scende nel suo saldo tra ottimisti e pessimisti da -4,62% a -8,74%. Forte il calo delle ipotesi di assunzione di apprendisti, che passa da -17,34% al -24,12%. In negativo anche le attese della produzione totale, che peggiora ulteriormente passando dal -16,65% al -22,45%.
Pioggia di segni "meno"
Timori e difficoltà anche per quanto riguarda il saldo relativo all’acquisizione di nuovi ordini: si passa da -11,27% a -22,72%, ma intanto le aziende sembrano non arrendersi, visto che diminuisce la percentuale di quelle che non hanno programmato investimenti: da 73,22% a 71,64%. Peggiorano le previsioni di acquisizione di nuovi ordini per esportazioni passando dall’attuale valore -47,31% a -50,12%. E difficoltà in vista ci sono anche per gli incassi: da 64,22% al 61,33% la quota di coloro che prevedono regolarità, mentre di conseguenza aumenta la stima dei ritardi, passando dal 35,22% al 38,45%; le previsioni di anticipi negli incassi continuano a rimanere minimi, passando dallo 0,56% all’0,22%. L’andamento occupazionale peggiora ulteriormente passando dal -4,62% al -8,74%, diminuisce anche il dato relativo all’assunzione di apprendisti che passa dal -17,34% al -24,12%.
Fisco, burocrazia e bollette
"La congiuntura economica piemontese dell’artigianato relativa al primo trimestre del 2026 peggiora rispetto all’ultimo trimestre 2025. La crisi morde ancora - commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte -. Ci sono i problemi di sempre, ulteriormente peggiorati, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze di infrastrutture e il caro energia. A tal proposito il Governo non ha ancora sciolto, attraverso il nuovo decreto energia, il nodo che pesa sulle piccole e medie imprese, rendendole meno competitive, ossia il caro energia. Voglio ricordare che l’extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con UE in Piemonte è di 386 milioni di euro (7,2% del totale), pari a 0,26% del Pil della regione”.
“A incidere negativamente sull’andamento occupazionale è la crisi della manifattura, della moda e dell’automotive che coinvolge le imprese artigiane che lavorano nell’indotto - prosegue Felici -. Un altro comparto in sofferenza è quello del settore del trasporto merci, ad oggi il più normato e burocratizzato dell’intero universo delle piccole medie imprese. Infatti, per la prima volta il costo del personale supera quello del gasolio, da sempre la principale voce di spesa del settore: 35% per il lavoro contro il 30% per il carburante. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale il trasporto merci non soffre per mancanza di lavoro, ma per un disequilibrio economico crescente che rende sempre più difficile stare sul mercato, soprattutto per le micro e piccole imprese. Accanto al costo del personale e del carburante, pesano in modo significativo anche gli aumenti delle spese di magazzino, delle officine, della logistica e dei servizi collegati, oltre ai rincari energetici e ai costi di manutenzione dei mezzi. Un insieme di fattori che riduce i margini operativi e spinge molte imprese a rinviare investimenti strategici”.
"Governo poco tranquillizzante"
“Peggiora anche il dato relativo alla previsione di acquisizione di nuovi ordini costanti per le esportazioni - conclude Felici - che passa dal 50,85% al 46,75% (-4,1%), anche se si intravedono segnali di ripresa che arrivano da Germania, Francia e da alcuni mercati europei in forte crescita come Spagna, Polonia e Croazia. La logica vorrebbe che in questa fase le imprese artigiane, profondamente inserite nell’essenza stessa della società, venissero sostenute. Registriamo invece scelte di segno opposto: accanimento fiscale ed esattoriale su soggetti tracciati anziché su evasori e operatori nel sommerso, aumento di burocrazia, aumento di costi, balzelli assicurativi e un lungo elenco di adempimenti di basso cabotaggio che, sommati, drenano la poca liquidità rimasta, esasperano gli imprenditori e restituiscono un’immagine poco tranquillizzante della visione economica del governo”.