Hanno scelto i trampolini abbandonati di Pragelato come esempio dell’impatto delle Olimpiadi sulla montagna. Hanno agito ieri, domenica 22 febbraio, mentre si stavano chiudendo le Olimpiadi di Milano Cortina per denunciare il fatto che questo tipo di eventi non sono ecosostenibili.
Un gruppo di attivisti del movimento Extinction Rebellion ha fatto un’azione di protesta simbolica a Pragelato: uno striscione rosso con la scritta ‘Fermare l’ecocidio’ è stato affisso davanti ai trampolini e sullo stadio del ghiaccio.
“Le Olimpiadi vengono vendute mediaticamente come ecosostenibili per nascondere le ovvie preoccupazioni di fronte ad un habitat montano in sofferenza, ma sono in realtà l’ennesimo esempio di come le logiche del profitto abbiano scavalcato l'amore per la montagna e la genuina passione che muove lo sport” sostiene il movimento. E la storia dei trampolini di Pragelato, secondo gli attivisti, è emblematica: sono costati 35 milioni di euro e sono praticamente abbandonati da 20 anni. Ma le montagne piemontesi hanno anche un’altra ‘cattedrale sportiva’ dismessa: la pista di bob di Cesana.
Extinction Rebellion, chiusa la manifestazione di Milano Cortina, guarda a quelle del 2030 sulle Alpi francesi, per le quali Torino ha proposto l’utilizzo dell’Oval e i sindaci di Cesana e Oulx hanno chiesto soldi pubblici per ‘resistere’ agli investimenti dei cugini transalpini e non perdere turisti. Secondo gli attivisti questo è uno sfruttamento della montagna impattante: “Rivendichiamo uno sport per vivere la montagna in modo sostenibile e non come un parco giochi, per sostenere gli ecosistemi che cambiano, per gestire la turistificazione, per rendere lo sport accessibile a tutte e tutti”.