Per lui è stato come ricevere un grazie collettivo. Così il pomarino Giuliano Pascal spiega l’emozione con cui ha ricevuto l’onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, martedì 16 dicembre, in prefettura a Torino.
Pascal è presidente della squadra ‘Valli Chisone e Germanasca’ della Protezione civile, in cui è attivo dal 1993. È anche referente della colonna mobile regionale e attivo nei moduli esteri, impiegati in caso di emergenze al di fuori dai confini nazionali.
“Devi farlo solo se ti piace”
“Non mi aspettavo di ricevere un riconoscimento così importante, assegnato dalla Presidenza della Repubblica e quel giorno ero molto emozionato. L’impressione è che si sia trattato di un ringraziamento collettivo e per me è stata l’occasione di riflettere su quanto ho fatto in questi anni” afferma Pascal. Alla consegna era accompagnato da Danilo Breusa, sindaco di Pomaretto, paese in cui lui vive da sempre.
Cinquantaquattrenne, Pascal lavora all’Itt di Barge come impiegato nel settore manutenzione. La sua compagna e suo figlio sanno però che quando arriva una chiamata deve lasciare tutto, prepararsi e partire: “Mi conoscono proprio così, sono sempre stato in Protezione civile. Sanno che in qualsiasi momento potrei lasciarli da soli”. Racconta che per lui non si tratta però di un sacrificio: “Un lavoro così devi farlo solo se ti piace. E così è per me”.
Da Canelli ad Antiochia
Martedì 16 dicembre, alla cerimonia, ha rivisto Marco Stocco, comandante della nave della marina militare su cui si imbarcò nel 2023 per la Turchia, colpita da un forte terremoto. Anche lui era lì per ritirare l’onorificenza. Da allora non si sono più incontrati, e Pascal ha rievocato quello che è stato forse uno degli interventi in cui ha provato più inquietudine: “Scesi dalla sua nave al porto di Alessandretta abbiamo proseguito fino ad Antiochia sui convogli con gli aiuti, ma eravamo scortati. Poco tempo prima infatti avevano assaltato un convoglio simile al nostro” racconta.
La prima emergenza invece è stata più vicina a casa: “Il mio primo intervento fu a Canelli, durante l’alluvione del 1994. Quando venimmo chiamati per spalare il fango”.
Le soddisfazioni come le apprensioni sono state tante: “A volte crolla un ponte dove sei appena passato o ti trovi in un luogo dove è venuta giù una frana e ti chiedi: ‘Ma dovevo proprio venire qui?’”. Poi la soddisfazione di essere d’aiuto è grande: “Prevale su tutti i dubbi e le preoccupazioni. E basta un grazie di una persona colpita da una calamità per compensare gli sforzi”.