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Gusto e Gusti | 09 dicembre 2025, 19:30

Roberto Bagnod: dalla montagna al lago, sul filo dei formaggi e dei vini

Quello di Roberto Bagnod – dalla vita in alpeggio alla produzione di vini di alta gamma – è un percorso di chi ha imparato a vivere dalla montagna: cogliendo tutte le opportunità che la vita gli ha offerto.

Roberto Bagnod: dalla montagna al lago, sul filo dei formaggi e dei vini

Roberto Bagnod lo conosco da tempo, perlomeno da quando ha acquisito Cellagrande, un’abbazia Benedettina dell’XI secolo, ed ha cominciato a occuparsi in prima persona di vino. Già, perché nella sua prima vita Roberto ha fatto il margaro, passando la stagione estiva nella val d’Ayas dove è nato e quella invernale nel Canavese. E il tono stesso del suo parlare, sobrio e senza fronzoli, lascia trasparire un uomo dalla fibra di ferro, capace di lavorare duramente, senza tuttavia rinunciare a sognare. I suoi sogni però hanno sempre i piedi per terra, legati come sono alla sua capacità di individuare opportunità e di mettersi in gioco per dar loro corpo. Così, mentre mi racconta la sua vita di margaro e casaro prima e di produttore di vino poi, a colpirmi è la solidità che il suo sguardo riesce a trasmettere: quella di chi ha imparato a vivere dalla montagna, osservandola giorno dopo giorno e carpendone i suoi segreti; ma anche quella di chi, grazie proprio a questo spirito di osservazione e alla sua intraprendenza, ha saputo giocarsi al meglio tutte le carte che la partita della vita gli ha messo a disposizione. 

Tre vini che sapranno stupirvi

Il primo vino su cui Bagnod ha scommesso è stato l’Erbaluce: “Ho sempre pensato che questo vitigno, ancora adesso decisamente sottovalutato, abbia ancora molta strada da fare per dare il meglio di sé. Per questo ho deciso di investire sull’Erbaluce. Prima acquistando l’antico monastero Benedettino di Cellagrande, poi ripensando i vini che nascono dai vigneti che lo circondano. 

Così, giocando su cura delle vigne, vinificazioni pulite e sperimentazioni rigorose, i primi risultati hanno cominciato a vedersi. 

E più passa il tempo e più mi convinco che questo bianco del Canavese, per troppo tempo considerato poco più che un vino locale, ha invece le carte in regola per diventare un grande vino”. Così Cellagrande si è trasformata nel laboratorio nel quale Roberto ha imparato a esplorare le peculiarità dei terroir, le caratteristiche delle diverse esposizioni, la gestione dei microclimi, i risultati delle differenti modalità di vinificazione. 

Quello sarebbe stato però solo l’inizio, visto che con la complicità di Donato Lanati la sperimentazione si sarebbe spinta molto oltre: fino cioè a mettere alla prova l’Erbaluce, gestendone efficacemente la fermentazione in anfore immerse a 10 metri di profondità nel lago di Viverone. 

Ma Bagnod non è uomo da impegnarsi su un solo fronte: eccolo dunque comprare delle vigne a Carema affascinato da una montagna cui gli uomini hanno strappato la terra metro per metro, creando terrazzamenti dove, se la vite lotta contro la pendenza e il vento, la vendemmia diventa una prova di resistenza il cui risultato è tuttavia un nebbiolo strepitoso. 


 

Pensare in grande Erbaluce e Carema 

L’intento di Roberto di valorizzare il vitigno principe del Canavese lo si percepisce già con chiarezza nell’Erbaluce di Caluso San Genuario (2020) che, raccolto a mano in settembre e fermentato in vasche d’acciaio a temperatura controllata, affina poi dodici mesi in botti di rovere. Il risultato è un vino fresco e persistente, connotato da una piacevole mineralità e capace di evolvere nel bicchiere stesso. Per cominciare a sentire quanto può giocare l’acqua del lago di Viverone sull’Erbaluce, assaggiate una Piroga del Monastero (2022): fermentato a bassa temperatura e assemblato con una piccola parte di Erbaluce macerato anch’esso in anfora ma nelle acque del lago, in bocca sarà un’indescrivibile esplosione di sapori. 

Si cambia capitolo invece col Carema DOC (2022): qui aromi e sapori sono quelli di un raffinato Nebbiolo coltivato sugli scoscesi terrazzamenti creati nei secoli al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, raccolto a mano e fermentato in tini di legno a temperatura controllata. E il risultato saprà stupirvi. 



 


 

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Cantina: Cellagrande 

Indirizzo: Via Cascine di Ponente, 21 - Viverone BI

Telefono: (+39) 0161 1892213

Sito web: www.cellagrande.it

Piergiuseppe Bernardi

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